Torino, 29 marzo 1978: Relazione congressuale di B. Craxi
Uscire dalla crisi. Costruire il futuro
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Relazione congressuale 41° Congresso PSI - Torino, 29 marzo 1978
Care compagne, cari compagni,
la nostra presenza a Torino ci riempie l'anima di commozione e di orgoglio.
La commozione accompagna l'omaggio che rendiamo alla memoria di tutti
coloro che in questa città, forte e civile, hanno pagato con la vita il loro
amore per la libertà, la loro fedeltà al dovere verso le istituzioni repubblicane.
Ricordiamo i morti di ieri e le vittime di questi mesi. Voglio ricordare un
amico: Carlo Casalegno, le altre vittime innocenti che lo hanno preceduto e
seguito nella tragica spirale culminata nella strage di Roma e nel rapimento
di Aldo Moro.
Essi rappresentano per noi il volto della democrazia civile e pacifica, i loro
assassini, il volto delle barbarie. Noi siamo qui a Torino, amici fra amici per
esprimere la nostra solidarietà al popolo torinese, ai suoi rappresentanti a
tutte le forze della Repubblica.
Siamo qui a chiedere, delegati socialisti di ogni parte d'Italia, che siano moltiplicati
gli sforzi per raggiungere i colpevoli.
Chiediamo che nel processo di Torino la giustizia, per nessuna ragione, arresti
il suo corso. Giudichi, lo faccia in modo giusto e che giustizia sia fatta.
Torino nella storia del movimento operaio
Il motivo di orgoglio nasce dalla consapevolezza che anche la storia del
nostro partito si mescola e per tante parti si identifica con la storia del movimento
operaio e dell'antifascismo torinese.
Qui a Torino si presentava candidato socialista nel lontano 1892, Camillo
Prampolini, ancor prima che nascesse la prima sezione socialista torinese
sotto la guida di Oddino Morgari, mentre aderivano al nascente Partito
socialista intellettuali come Edmondo De Amicis, Cesare Lombroso, Giuseppe
Giacosa, Arturo Graf.
L'"andata al socialismo" di intellettuali e professori dell'Università di Torino
acquistava un significato particolare. Più tardi Gramsci dirà che si andava
"a scuola della classe operaia" così come capitava a lui e agli altri giova-
della libertà sindacale nella fabbrica, nell'azienda, nel campo, nei pubblici e
nei privati uffici".
E ancora: "si limitano o si sopprimono i diritti dell'operaio, del contadino e
dell'impiegato sul luogo del lavoro, tentando di imporgli come deve votare,
almeno nella fabbrica e nell'azienda, cosa deve leggere, o perlomeno non
leggere, cosa deve dire o perlomeno tacere".
Era questa la situazione dopo gli anni duri del dopoguerra delle aspre divisioni
e della repressione antisindacale.
A 23 anni di distanza possiamo fare un bilancio del balzo in avanti compiuto
dalla società italiana nel campo delle libertà politiche e sindacali. Non è
stato il frutto di una evoluzione naturale e spontanea. Questa trasformazione
democratica è stato il risultato di lotte accanite, tenaci e coraggiose. Chi
troppo spesso e disinvoltamente scrive la storia del Partito socialista con un
susseguirsi di fallimenti e di sconfitte dimentica il contributo che abbiamo
dato a queste lotte, dimentica che tanta parte delle conquiste del mondo del
lavoro si debbono all'apporto socialista.
Esso fu decisivo nel determinare, partendo proprio dal Congresso di Torino,
una svolta democratica nella vita politica nazionale che maturò negli anni
successivi.
Dimentica l'apporto principale all'impresa più significativa nel campo dei
diritti del lavoro e che si concretò nello statuto dei diritti dei lavoratori al
quale il Psi ha legato con il suo, il nome di Giacomo Brodolini.
Nenni parlava allora della "costituzione calpestata" denunciando la mancata
attuazione delle Regioni, della Coste costituzionale, del Consiglio superiore
della Magistratura, del referendum popolare.
L'edificio costituzionale sarà avviato al completamento negli anni successivi
in gran parte per l'impulso e l'iniziativa dei socialisti e per le condizioni
che essi posero alla base della loro partecipazione a coalizioni di governo.
Il Congresso di Torino fu sotto certi aspetti un congresso di transizione. Il
Psi cominciò da allora a forzare il blocco del muro contro muro, raccogliendo
una aspirazione al cambiamento e a una politica nuova che iniziava
ad avere autorevoli interpreti anche in campo cattolico e democristiano.
A Torino il Psi impostò gli elementi costitutivi di una nuova politica incoraggiato
in questo dall'atteggiamento delle correnti socialiste europee più
insofferenti delle esasperazioni e degli effetti dannosi della logica dei blocchi
contrapposti.
Sul piano internazionale la accettazione delle alleanze stipulate dall'Italia
secondo la formula della "interpretazione genuinamente difensiva e geograficamente
ben delimitata dal Patto Atlantico", e una visione più aperta dei
problemi e delle prospettive dell'Europa.
Sul piano interno fu posto il problema dell'apertura a sinistra come "un dialogo
possibile", un "riavvicinamento dei socialisti con il movimento cattolico",
"un allargamento della base democratica su cui si regge lo Stato", "una
ni socialisti di Torino quando vedevano passare i cortei di lavoratori per Via
Po, davanti all'Università, per andare ai comizi al parco Michelotti per i
grandi scioperi a tempo indeterminato nel 1911 e nel 1912.
In prima linea nella difesa della linea pacifista del partito, per una sommossa
a Torino nel 1917 furono processati dal Tribunale militare il direttore dell'Avanti!
Serrati, il cooperatore Francesco Barberis ed altri operai socialisti.
Il movimento dei consigli di fabbrica e la resistenza all'avvento del potere
fascista furono un momento eroico del movimento operaio torinese.
Gli squadristi di Brandimarte dovevano attendere la marcia su Roma per
compiere la strage di Torino nel dicembre 1922.
Un ano dopo, di Mussolini che visitava di persona la Fiat, notava Piero
Gobetti: "Il presidente ha aspettato dodici mesi, vuol trovare i ribelli addomesticati,
la città regale in camicia nera"; ma il suo discorso fu accolto dal
silenzio ostinato degli operai.
Nel 1927 si ricostituisce a Torino la prima unità di azione antifascista tra
socialisti e comunisti, si ricostituisce la prima Camera del lavoro clandestino,
mentre il più autorevole dirigente sindacale piemontese, Bruno Buozzi
inizia a raccogliere nell'emigrazione in Francia le file dell'organizzazione
sindacale.
Nello stesso anno un pugno di socialisti repubblicani democratici dà vita
alla "Giovane Italia" che si collega con il "Centro-esterno" anche attraverso
visite a Torino di Fernando De Rosa e di Sandro Pertini. Nella lunga lotta
clandestina della Resistenza il centro torinese opererà in stretto contatto con
il "Centro-interno", "Giustizia e Libertà" con Vittorio Foa a Torino e Riccardo
Lombardi a Milano.
Fu più tardi lo stesso Morandi nel pieno della grande lotta dei partigiani piemontesi
a venire a Torino per dirigere lo sciopero insurrezionale nell'aprile
1945.
Una grande tradizione di lotte, del movimento operaio e dell'antifascismo,
un grande contributo di sangue e di sacrifici del movimento socialista e del
nostro Partito.
È al coraggio e alla coerenza di queste tradizioni che dobbiamo ricollegarci
per essere aiutati ed affrontare con salda energia morale e con onestà di analisi
i problemi che ci stanno di fronte.
Torino: il Congresso del 1955
Ventitré anni or sono si apriva a Torino il 31° Congresso del Partito socialista.
Nella sua relazione l'allora segretario del Partito, compagno Pietro
Nenni denunciava con un grande affresco dipinto da par suo, la condizione
dei lavoratori e il regime di repressione allora imperante.
"Il fatto più grave di fronte al quale ci troviamo – diceva Nenni – è proprio
la sistematica violazione dei diritti costituzionali, della libertà politica e
internazionale, per la parte di influenza che esso può esercitare, si identifica
con l'imperativo di una difesa intransigente, in ogni circostanza, delle
ragioni e delle condizioni della pace.
L'esistenza di un enorme potenziale bellico distruttivo e la sua crescita continua,
il permanere di antagonismi dettati da forti contrapposizioni ideologiche,
radicati pregiudizi, manifestazioni pericolose di varia natura, rispondenti
alla logica imperiale dell'egemonia di grandi potenze, il mancato sviluppo
della cooperazione nazionale e quindi il ritardo e l'inefficacia delle
misure dirette a ridurre le disuguaglianze nel mondo lasciano sulla carta l'aspirazione
diffusa ad un nuovo ordine economico internazionale, contribuiscono
nell'insieme a caratterizzare la fase di instabilità e di malessere che
attraversa l'umanità e che, in vario grado si ripercuote sulla vita di ogni
Paese. L'internazionalismo socialista deve saper dare le risposte giuste ai
problemi del nostro tempo opponendo una visione razionale alle irrazionalità
che si sprigionano dalla crisi, l'etica del progresso, della uguaglianza e
della libertà, alla difesa miope dei privilegi, allo sfruttamento dei più deboli,
all'oppressione delle dittature.
L'Internazionale socialista può e deve essere una cellula attiva nella lotta per
una nuova solidarietà mondiale; una cellula capace di attivare nella stessa
direzione altre cellule, collegarsi ad esse, allargare il raggio della comprensione
e della cooperazione tra i popoli.
Ridurre le armi e gli antagonismi
Il problema della pace, com'è naturale, va di pari passo con quello del disarmo.
Mentre da un lato si è estesa la coscienza e la conoscenza dei grandi
problemi che, a livello planetario, condizionano e condizioneranno il futuro
dell'umanità, mentre si tenta la qualificazione delle risorse disponibili e si
formulano previsioni preoccupate e, per talune scuole addirittura allarmanti
e catastrofiche, dall'altro lato la voce armamenti mantiene imperterrita la
sua curva ascensionale.
Superati i 300 miliardi, la spesa complessiva per la produzione di armi vola
verso cifre che tendono a superare di cinquanta volte l'intero ammontare del
trasferimento di fondi dalle nazioni ricche alle nazioni povere.
Le maggiori potenze industriali figurano nella lista dei grandi produttori. Si
constata un vertiginoso balzo in avanti anche nelle spese dei Paesi in via di
sviluppo che affollano la lista dei clienti.
In primo piano sta la responsabilità delle due maggiori potenze: gli Stati
Uniti e l'Unione Sovietica. Solo dai loro accordi sulla limitazione degli
armamenti, sul disarmo nucleare, può derivare una svolta decisiva nella
politica della distensione e della pace.
Anche in Europa il problema della sicurezza e della pace si lega alla necessità
di dare conclusioni soddisfacenti e stabili alle trattative e agli incontri
maggioranza nuova la quale volesse coraggiosamente intraprendere i compiti
più urgenti del risanamento democratico della società e dello stato".
Queste le definizioni di Nenni, mentre Morandi a sua volta poneva il problema
di "una maggioranza che fruisca il sostegno diretto e indiretto del
nostro Partito.
In polemica con De Gasperi che a proposito di una ipotesi di incontro e di
collaborazione con i socialisti così testualmente si era espresso: "se ci
vedessero camminare in compagnia, la brava gente che incontrassimo per
via scuoterebbe il capo e a ciascuno di noi domanderebbe: quo vadis?".
Rodolfo Morandi rispondeva: "È accaduto invece esattamente l'inverso. La
brava gente che incontriamo per la strada ha preso a scuotere sempre più
significativamente la testa e a domandare sempre più insistentemente ai dirigenti
di questo Partito: ma perché non potete camminare almeno con i socialisti?".
Su queste basi si costruì a fatica il nuovo corso politico che sfociò molti anni
dopo nel centro-sinistra.
Risalendo all'esperienza di allora, riaffiorano i termini di una questione,
quella dell'apertura a sinistra, che si è riproposta oggi e che oggi vede impegnata
tutta la sinistra.
Qualcuno può chiedersi oggi a che punto ci saremmo trovati se il corso e gli
sviluppi della politica socialista fossero stati assecondati da tutto il movimento
operaio e dal Partito comunista, o se il Partito socialista abbia fatto
nel momento opportuno tutto ciò che gli era possibile per favorire questo e
ne trarrebbe forse motivo per qualche amara riflessione.
Giustamente nel corso di questi anni ci siamo costantemente riferiti ai congressi
di Torino e a quello successivo di Venezia giacché entrambi furono
congressi di importanza storica ricchi di motivi coraggiosi ed anticipatori.