18-01-10
CRAXI: IL SOCIALISTA RIFORMISTA CHE SFIDO' I COMUNISTI (SERVIZIO)
(ASCA) - Roma, 18 gen - L'era politica di Bettino Craxi inizia il 16 luglio 1976, quando il Comitato centrale del Psi lo elegge segretario nel salone dell'Hotel Midas a Roma.
Nelle elezioni politiche di quell'anno il Psi era sprofondato al 9,6% mentre il Pci era balzato oltre il 34 aprendo la strada ai governi di ''solidarieta' nazionale'' che dureranno dal 1976 al 1979 con l'astensione dei comunisti.
Al Midas tutte le correnti del Psi - da quella autonomista di Pietro Nenni, a cui apparteneva Craxi, a quella di sinistra di Riccardo Lombardi - pensano che occorra dare uno scossone al partito sostituendo il segretario Francesco De Martino. Craxi e' considerato un possibile segretario di transizione, di cui ci si potra' liberare facilmente alla prima occasione, anche se e' il principale collaboratore del leader storico Nenni, oltre che da poche settimane capogruppo del Psi alla Camera.
Il ''craxismo'' inizia in quel luglio 1976, ma non la carriera politica di Craxi. A 19 anni si iscrive alla Federazione di Milano (citta' dove era nato il 24 febbraio 1934). Diventa subito funzionario del Psi che lo invia a Sesto San Giovanni, dove si fa le ossa in quella che veniva chiamata ''la Stalingrado d'Italia'' per via della massiccia presenza del Pci. A 23 anni e' eletto nel Comitato centrale, nel 1968 diventa deputato. In quegli anni si occupa prevalentemente di politica estera.
I dirigenti socialisti che lo eleggono segretario al Midas sbagliano i conti. Craxi dimostra subito di non essere un segretario travicello e trasforma sia il partito sia la sua politica all'insegna dello slogan ''primum vivere''. Nel successivo congresso di Torino del 1978, alleandosi con la sinistra di Claudio Signorile, lancia la strategia di ''alternativa'' in contrapposizione al ''compromesso storico'' di Enrico Berlinguer, segretario del Pci. Il timore di Craxi e' che un accordo tra Dc e Pci iniziato con i governi di ''solidarieta' nazionale'' possa condannare all'estinzione il Psi.
Nel Congresso di Torino del 1978, Craxi consolida le sue posizioni presentando il Programma socialista elaborato dagli intellettuali che ruotano intorno alla rivista ''MondOperaio'' e all'omonimo circolo culturale, dove collaborano socialisti ed esponenti della cultura che hanno abbandonato il Pci o si sono formati nella nuova sinistra post '68. Sono filosofi della politica (Norberto Bobbio, Paolo Flores d'Arcais, Luciano Pellicani), storici (Luciano Cafagna, Ernesto Galli della Loggia, Massimo L. Salvadori, Furio Diaz), giuristi (Giuliano Amato, Federico Mancini, Gino Giugni), politologi e sociologi (Roberto Guiducci, Gianfranco Pasquino), economisti (Franco Momigliano, Antonio Pedone, Giorgio Ruffolo). Dopo quel Congresso, Craxi ha anche una piattaforma culturale con cui sfidare l'egemonia dei comunisti sulla sinistra italiana.
Il 1978 e' un anno drammatico. Quando Aldo Moro e' rapito dalle Brigate rosse, Craxi rompe ''il fronte della fermezza'' formato dagli altri partiti e si schiera - quasi isolato - per la trattativa con le Brigate rosse. Lo statista democristiano gli si rivolge con una delle sue lettere piu' dolorose: ''Caro Craxi, poiche' ho colto, pur tra le notizie frammentarie che mi pervengono, una forte sensibilita' umanitaria del tuo partito in questa dolorosa vicenda, sono qui a scongiurarti di continuare, ed anzi accentuare la tua importante iniziativa...''.
Sempre nel 1978, dopo le dimissioni del democristiano Giovanni Leone (immeritatamente accusato di essere coinvolto nello scandalo Lockeed), Craxi riesce con abilita' tattica a far eleggere l'8 luglio Sandro Pertini presidente della Repubblica esaltando cosi' l'orgoglio del Psi. Fino al tredicesimo scrutinio, Dc, Pci e Psi avevano votato i propri candidati di bandiera ma poi sul nome di Pertini confluiscono 832 voti su 995.
Forte della ''centralita''' riconquistata dal suo partito nella politica delle alleanze di governo e del risultato nelle elezioni del 1979 (9,8%), Craxi sferra tra il 1980 e il 1981 una ulteriore polemica teorica nei confronti dei comunisti. Mentre Berlinguer parla di ''terza via'' tra capitalismo e ''socialismo reale'', oltre che di ''strappo'' dall'Unione Sovietica, lui butta a mare il pensiero di Karl Marx e riscopre quello di Pierre Joseph Proudon, filosofo francese definitosi anarchico a meta' Ottocento, punto di riferimento di un possibile socialismo libertario. La rivista ''MondOperaio'' e l'omonimo Circolo culturale diventano la task force intellettuale dell'autonomia culturale dal Pci.
Intanto Craxi promuove giovani dirigenti, come Claudio Martelli - che diventa vicesegretario del Psi - e Gianni De Michelis.
Il rapporto virtuoso con gli intellettuali si consolida nella Conferenza di Rimini del 1982 dedicata ai cambiamenti sociali della societa' italiana. Sociologi, politologi ed economisti conquistano la tribuna. La relazione di Claudio Martelli (che in questa occasione lancia l'idea di una ''alleanza dei meriti e dei bisogni'') propone al Psi di farsi partito rappresentativo di nuovi soggetti sociali, dai piccoli imprenditori ai professionisti, di cui la citta' di Milano e' diventata l'emblema.
Il 5 ottobre 1980, sul ''Corriere della Sera'', compare un'intervista di Maurizio Costanzo a Licio Gelli, definito nel sommario: ''Capo indiscusso della piu' segreta e potente loggia massonica''.
Il 17 marzo 1981, indagando sul rapimento del banchiere Michele Sindona, i giudici entrano in possesso dell'elenco di 962 affiliati alla P2: sono personaggi della finanza, dello spettacolo, dell'imprenditoria, delle forze armate, dei servizi segreti e della politica. La lista e' resa pubblica il 20 maggio. Nei mesi successivi divampa lo scandalo che vede protagonisti Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano (rinvenuto successivamente impiccato a Londra, sotto il Blackfriars Bridge), e Michele Sindona (avvelenato nel carcere di Voghera nel marzo 1986). Questi episodi minano il governo presieduto dal repubblicano Giovanni Spadolini (succeduto al dimissionario esponente Dc Arnaldo Forlani) .
Il Psi esce dal governo e nuove elezioni politiche si svolgono il 26 e 27 giugno 1983. La Dc perde il 5,4% dei voti. Il Psi si attesta all'11,4.
Il 4 agosto 1983 Craxi forma il suo primo governo sostenuto da una maggioranza di pentapartito: Dc, Psi, Psdi.
Vicepresidente e' il democristiano Arnaldo Forlani. Craxi nomina come suo principale collaboratore Giuliano Amato, il ''dottor Sottile''. Le prime scelte ribadiscono la contrapposizione con il Pci: via libera ai missili Cruise su territorio italiano voluti dagli Stati Uniti del presidente Ronald Reagan in contrapposizione a quelli sovietici installati nell'Est europeo e avvio dell'abolizione della scala mobile.
Del programma fa parte anche il lancio di una ''grande riforma'' istituzionale che rimane tuttavia ''un inutile abbaiare alla luna'', come riconobbe in seguito lo stesso Craxi.
Il 1984, con il Congresso di Verona, segna il trionfo di Craxi. E' confermato segretario per acclamazione. Nella platea del Congresso spiccano nomi dello spettacolo e del made in Italy. Un episodio turba l'apoteosi craxiana di quei giorni a Verona. Berlinguer e' fischiato ripetutamente, mentre prende posto in platea tra le delegazioni dei partiti.
''Non ho fischiato Berlinguer solo perche' non lo so fare'', dice Craxi nel corso del suo intervento.
Il 20 ottobre 1984 e' approvato dal Consiglio dei ministri il ''decreto Berlusconi'', varato dopo la decisione dei pretori di Torino, Roma e Pescara, per sentenza della Corte costituzionale, di oscurare i canali televisivi della Fininvest che trasmettevano a livello nazionale con lo stratagemma delle cassette inviate alle tv locali. Il decreto stabilisce la legalita' delle trasmissioni e viene approvato dal Parlamento con il voto di fiducia malgrado il malessere di alcune componenti della Dc.
Il 9 e 10 giugno 1985 gli italiani sono chiamati a decidere in un referendum promosso dal Pci (Berlinguer era morto l'11 giugno 1984) se abrogare o meno la scala mobile come aveva deciso il governo Craxi: i si' sono il 45,70%, i no il 53,30. Il premier socialista vince la sua battaglia.
Il 1985 e' anche l'anno del ''caso Sigonella'', non solo della scomparsa della falce e il martello dal simbolo del Psi, sostituiti con un garofano. Nella nottata tra il 10 e l'11 ottobre c'e' un braccio di ferro in politica estera nei confronti di Washington, quando Craxi impedisce a forze statunitensi di impadronirsi nella base di Sigonella in Sicilia dell'aereo egiziano li' dirottato, con a bordo i palestinesi che avevano sequestrato la nave Achille Lauro e ucciso Leon Klinghoffer, un disabile di nazionalita' statunitense e di religione ebraica. Il premier coglie l'occasione per ribadire la sua solidarieta' a Yasser Arafat e ai palestinesi. E' l'unico episodio del governo presieduto da Craxi che riceve il plauso del Pci.
Craxi resta a Palazzo Chigi fino al 17 aprile 1987. Un accordo denominato ''della staffetta'' vorrebbe che Craxi lasciasse il ruolo di premier ad un esponente democristiano ma invece si va a elezioni anticipate che logorano il rapporto Dc-Psi.. I democristiani non hanno piu' intenzione di affidare a un socialista Palazzo Chigi.
Dopo le elezioni e' il democristiano Giovanni Goria a guidare il governo. Il Psi ottiene pero' il suo miglior risultato elettorale dal 1958: 14,27% alla Camera, 10,91 al Senato.
Nel novembre del 1989 crolla il Muro di Berlino. Craxi pensa di avere a portata di mano la definitiva vittoria nella competizione con il Pci. Per questo, lancia il progetto di ''unita' socialista'' e fa scrivere quelle due parole nel nuovo simbolo del Psi. Achille Occhetto, diventato segretario del Pci, replica con la ''svolta'': avvia la trasformazione del Pci in Pds e lancia, con Mariotto Segni, il referendum per abolire la preferenza plurima contro la corruzione della vita politica (Craxi, quando si tratta di votare su quel quesito nel 1991, invita gli italiani ad ''andare al mare'').
L'offerta da parte di Craxi di una confluenza nel Psi non e' accolta dal nuovo Pds. E Craxi replica opponendosi inizialmente alla richiesta del Pds di entrare a far parte dell'Internazionale socialista. Da' il suo via libera solo su pressione del tedesco Willy Brandt e di altri leader socialdemocratici europei.
Il 17 febbraio 1992 a Milano e' arrestato Mario Chiesa, dirigente socialista e presidente del Pio Albergo Trivulzio.
Craxi pensa di poter archiviare il caso, definendolo - in una Tribuna politica in tv - ''l'episodio isolato di un mariuolo''. Il leader socialista sottovaluta l'inchiesta giudiziaria che sta per abbattersi sul Psi. Inizia infatti Mani pulite che fa di Craxi il bersaglio di alcuni avvisi di garanzia per ''finanziamenti illeciti'' al Psi: si tratta di tangenti pagate da industriali, uomini d'affari e industrie pubbliche. Sull'onda di Tangentopoli si va alle elezioni anticipate del 5 e 6 aprile 1992. Secco ridimensionamento della Dc (29,7% con un meno 4,6). Flessione del Psi (13,6), del Pds (16,1) e di Rifondazione (5,6). Exploit della Lega nord (8,7). E' un vero e proprio terremoto politico.
Il 28 aprile 1992, come prima conseguenza della tornata elettorale, Francesco Cossiga anticipa l'abbandono della carica di presidente della Repubblica (verra' sostituito da Oscar Luigi Scalfaro). Il ''picconatore'' - come e' chiamato in quel periodo per le sue esternazioni - definisce ''armata Brancaleone'' la maggioranza parlamentare uscita dalle urne che forma il governo quadripartito Dc-Psi-Psdi-Pli presieduto dal socialista Giuliano Amato. Intanto proseguono le inchieste giudiziarie del Tribunale di Milano su corruzione politica e tangenti che colpiscono soprattutto Dc e Psi. La legislatura iniziata nel 1992 dura solo due anni ed e' conclusa da un governo tecnico presieduto da Carlo Azeglio Ciampi.
Craxi si dimette da segretario del Psi l'11 febbrario 1993, dopo quasi sedici anni di potere assoluto nel partito e altrettanti di protagonismo nella vita politica e pubblica italiana. Quando la Camera, il 29 aprile 1993, discute l'autorizzazione a procedere contro di lui chiesta dai giudici di Milano, pronuncia un famoso discorso in cui sostiene che tutti i partiti sono finanziati in modo illecito. L'Assemblea di Montecitorio concede l'autorizzazione a procedere solo per alcuni degli episodi contestati. Craxi viene aggredito il giorno dopo con lancio di monetine e fischi dalla folla che lo aspetta davanti all'Hotel Raphael, la sua tradizionale residenza romana.
Nel corso dei mesi successivi, Craxi e' interrogato in tribunale dal pm Antonio Di Pietro per il processo sulle tangenti Enimont. Con la fine anticipata della legislatura e l'abolizione dell'autorizzazione a procedere per i parlamentari, iniziano a circolare voci incontrollate su un possibile arresto di Craxi. Lui lascia l'Italia il 5 maggio 1994 e si rifugia nella sua villa ad Hammamet, in Tunisia.
Isolato, minato nel fisico da una grave forma di diabete, definito ''latitante'' dai giudici di Milano e dai nemici politici, conduce le ultime battaglie politiche a colpi di fax e dossier. Rifiuta di farsi processare in Italia. Non ci sta a essere considerato come unico capo di un partito di disonesti. Nelle elezioni anticipate del marzo 1994 sono intanto entrati in campo Silvio Berlusconi e Forza Italia. Il Psi ottiene solo il 2,1%.
Craxi muore il 19 gennaio 2000. I funerali si svolgono nella Cattedrale di Tunisi. Premier e' Massimo D'Alema che offre il rito dei ''funerali di Stato''. La famiglia dell'ex premier rifiuta. A Tunisi, durante le esequie, Lamberto Dini, ministro degli Esteri, e Marco Minniti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, rappresentano il governo italiano.
Craxi fu condannato in via definitiva a 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sai, a 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito. Negli altri processi e' stata pronunciata sentenza di estinzione per decesso dell'imputato.
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