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Socialisti Forum dedicato alle diverse anime del socialismo

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Vecchio 02-02-10, 23:05   #21 (permalink)
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19-01-10
CRAXI: LA FIGLIA, MESSAGGIO NAPOLITANO APRE STRADA A PACIFICAZIONE


(ASCA) - Roma, 19 gen - Il messaggio inviato ieri del Capo dello Stato Giorgio Napolitano ''e' importante, restituisce a Craxi i suoi meriti e apre la strada a una pacificazione nazionale che e' un auspicio sia del presidente della Repubblica che nostro''. Lo ha ribadito la figlia dell'ex leader del Psi, Stefania Craxi, al suo arrivo al Senato al convegno dedicato alla figura di suo padre.

Il sottosegretario agli Esteri aggiunge che ormai ''i provocatori sono rimasti una minoranza e oggi possiamo dire che Bettino Craxi fa parte della storia positiva della storia italiana''.

njb/sam/alf
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Vecchio 02-02-10, 23:06   #22 (permalink)
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"Grazie presidente della sua verità"
Anna si commuove ad Hammamet
dal nostro inviato UMBERTO ROSSO

"Grazie presidente della sua verità" Anna si commuove ad Hammamet

Anna Craxi
HAMMAMET - "E' così, è andata proprio così. Bettino colpito dalla giustizia con una durezza senza eguali. Grazie, presidente Napolitano". Anna Craxi era già accanto al fax ad attendere, nel silenzio della casa di Hammamet. Senza i ministri, spenti i riflettori del pellegrinaggio del decennale, e senza i figli volati a Roma. Il custode, le due donne tunisine che l'aiutano in casa, e basta. La vedova di Bettino, alle cinque e mezzo del pomeriggio, aspettava quella chiamata dagli uffici del Quirinale. L'aspettava da 10 anni. Ma forse senza nemmeno sperare di ritrovarsi davanti, un giorno, le parole di un presidente della Repubblica che adesso ha proprio sotto gli occhi, e quella frase che l'ha commossa più di ogni altra. Bettino Craxi finito nel mirino come nessuno, riconoscono dal Colle più alto d'Italia. E Anna Maria Mongini, vedova Craxi, sente che si è voltato pagina. Da quel fax in un angolo dello studio, ora vecchiotto e fuori uso, ma che nessuno in casa ha mai pensato di buttar via, partirono gli ultimi ruggiti di Bettino: le lettere, le accuse, gli articoli di autodifesa dell'esule-latitante.

Stasera, con quest'altra macchinetta che da un po' di anni ha sostituito il vecchio modello, il fax di Hammamet si prende la rivincita. E trasmette un'altra storia. "Finalmente", sussurra lei. Chiama Stefania, da Roma. "Sento mia madre veramente commossa", poi riferirà il sottosegretario agli Esteri ai suoi collaboratori. Bobo è negli studi di Vespa dove sta per cominciare la registrazione di Porta a Porta, andata poi in onda ieri sera. La lettera è indirizzata alla madre, ma il messaggio è rivolto a tutta la famiglia Craxi, e i due fratelli hanno ricevuto anche loro il testo, subito dopo il fax spedito in casa in Tunisia. Si era pensato, nei giorni della vigilia, magari di rispondere e ringraziare il presidente con una nota comune. Poi, vuoi per gli impegni, vuoi per la casacca politica che separa fratello e sorella, si parla a più voci.


Ma, in primo luogo, Anna Craxi il suo grazie al presidente lo vuol far sapere in privato, quando dal Colle la richiamano. E poi in pubblico. "Il suo ricordo - risponde in un comunicato alla lettera di Napolitano - è animato da una volontà di rendere al nostro paese una lettura condivisa della nostra storia recente". Bettino Craxi "lavorò tutta una vita" per l'affermazione delle idee in cui egli ha creduto, per rafforzare "i valori di democrazia e di libertà in Italia e nel mondo". Ora, "riposa in terra di Tunisia", dice, come a voler chiudere una volta per tutte con la possibilità di un rientro della salma in Italia, ma "non smise mai di pensare al bene dell'Italia e dei suoi concittadini che per Suo tramite intendo in questa occasione ringraziare".

Tocca al figlio Bobo, certo che il messaggio del capo dello Stato "scolpisca parole di verità e giustizia". E Stefania, che punta sul cammino di "pacificazione" che ora "le parole serene" di Napolitano dovrebbero aprire. Ad Hammamet però ancora non è finita. Oggi, nell'anniversario esatto della morte dell'ex leader del Psi, c'è un'altra commemorazione. Sono i socialisti di Riccardo Nencini, andati con il centrosinistra, che lo ricordano. Felici per le parole di Napolitano, ma indignati con i tre ministri venuti qui ad appropriarsi della memoria dell'uomo e del suo partito.

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Vecchio 02-02-10, 23:08   #23 (permalink)
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18-01-10
CRAXI: BERSANI, NAPOLITANO HA SOTTOLINEATO FATTO STORICO


(ASCA) - Milano, 18 gen - Lamentando la ''durezza senza eguali'' che ha caratterizzato i giudizi nei confronti di Bettino Craxi, ''certamente il presidente Napolitano ha sottolineato un fatto storico''. Lo ha detto il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, commentando il contenuto della lettera inviata dal Capo dello Stato alla vedova di Craxi in occasione del decimo anniversario dalla morte del leader socialista.

Per Bersani, infatti, ''gli errori che Craxi ha fatto li ha pagati molto cari e molto duramente. Come al solito - ha aggiunto - il nostro presidente ha usato parole nette''. Piu' in generale, per Bersani, bisogna ''avere la serenita' per un approfondimento di quella vicenda storica e di quella personalita'''.

fcz/sam/alf
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Vecchio 02-02-10, 23:26   #24 (permalink)
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18-01-10
CRAXI: IL SOCIALISTA RIFORMISTA CHE SFIDO' I COMUNISTI (SERVIZIO)


(ASCA) - Roma, 18 gen - L'era politica di Bettino Craxi inizia il 16 luglio 1976, quando il Comitato centrale del Psi lo elegge segretario nel salone dell'Hotel Midas a Roma.

Nelle elezioni politiche di quell'anno il Psi era sprofondato al 9,6% mentre il Pci era balzato oltre il 34 aprendo la strada ai governi di ''solidarieta' nazionale'' che dureranno dal 1976 al 1979 con l'astensione dei comunisti.

Al Midas tutte le correnti del Psi - da quella autonomista di Pietro Nenni, a cui apparteneva Craxi, a quella di sinistra di Riccardo Lombardi - pensano che occorra dare uno scossone al partito sostituendo il segretario Francesco De Martino. Craxi e' considerato un possibile segretario di transizione, di cui ci si potra' liberare facilmente alla prima occasione, anche se e' il principale collaboratore del leader storico Nenni, oltre che da poche settimane capogruppo del Psi alla Camera.

Il ''craxismo'' inizia in quel luglio 1976, ma non la carriera politica di Craxi. A 19 anni si iscrive alla Federazione di Milano (citta' dove era nato il 24 febbraio 1934). Diventa subito funzionario del Psi che lo invia a Sesto San Giovanni, dove si fa le ossa in quella che veniva chiamata ''la Stalingrado d'Italia'' per via della massiccia presenza del Pci. A 23 anni e' eletto nel Comitato centrale, nel 1968 diventa deputato. In quegli anni si occupa prevalentemente di politica estera.

I dirigenti socialisti che lo eleggono segretario al Midas sbagliano i conti. Craxi dimostra subito di non essere un segretario travicello e trasforma sia il partito sia la sua politica all'insegna dello slogan ''primum vivere''. Nel successivo congresso di Torino del 1978, alleandosi con la sinistra di Claudio Signorile, lancia la strategia di ''alternativa'' in contrapposizione al ''compromesso storico'' di Enrico Berlinguer, segretario del Pci. Il timore di Craxi e' che un accordo tra Dc e Pci iniziato con i governi di ''solidarieta' nazionale'' possa condannare all'estinzione il Psi.

Nel Congresso di Torino del 1978, Craxi consolida le sue posizioni presentando il Programma socialista elaborato dagli intellettuali che ruotano intorno alla rivista ''MondOperaio'' e all'omonimo circolo culturale, dove collaborano socialisti ed esponenti della cultura che hanno abbandonato il Pci o si sono formati nella nuova sinistra post '68. Sono filosofi della politica (Norberto Bobbio, Paolo Flores d'Arcais, Luciano Pellicani), storici (Luciano Cafagna, Ernesto Galli della Loggia, Massimo L. Salvadori, Furio Diaz), giuristi (Giuliano Amato, Federico Mancini, Gino Giugni), politologi e sociologi (Roberto Guiducci, Gianfranco Pasquino), economisti (Franco Momigliano, Antonio Pedone, Giorgio Ruffolo). Dopo quel Congresso, Craxi ha anche una piattaforma culturale con cui sfidare l'egemonia dei comunisti sulla sinistra italiana.

Il 1978 e' un anno drammatico. Quando Aldo Moro e' rapito dalle Brigate rosse, Craxi rompe ''il fronte della fermezza'' formato dagli altri partiti e si schiera - quasi isolato - per la trattativa con le Brigate rosse. Lo statista democristiano gli si rivolge con una delle sue lettere piu' dolorose: ''Caro Craxi, poiche' ho colto, pur tra le notizie frammentarie che mi pervengono, una forte sensibilita' umanitaria del tuo partito in questa dolorosa vicenda, sono qui a scongiurarti di continuare, ed anzi accentuare la tua importante iniziativa...''.

Sempre nel 1978, dopo le dimissioni del democristiano Giovanni Leone (immeritatamente accusato di essere coinvolto nello scandalo Lockeed), Craxi riesce con abilita' tattica a far eleggere l'8 luglio Sandro Pertini presidente della Repubblica esaltando cosi' l'orgoglio del Psi. Fino al tredicesimo scrutinio, Dc, Pci e Psi avevano votato i propri candidati di bandiera ma poi sul nome di Pertini confluiscono 832 voti su 995.

Forte della ''centralita''' riconquistata dal suo partito nella politica delle alleanze di governo e del risultato nelle elezioni del 1979 (9,8%), Craxi sferra tra il 1980 e il 1981 una ulteriore polemica teorica nei confronti dei comunisti. Mentre Berlinguer parla di ''terza via'' tra capitalismo e ''socialismo reale'', oltre che di ''strappo'' dall'Unione Sovietica, lui butta a mare il pensiero di Karl Marx e riscopre quello di Pierre Joseph Proudon, filosofo francese definitosi anarchico a meta' Ottocento, punto di riferimento di un possibile socialismo libertario. La rivista ''MondOperaio'' e l'omonimo Circolo culturale diventano la task force intellettuale dell'autonomia culturale dal Pci.

Intanto Craxi promuove giovani dirigenti, come Claudio Martelli - che diventa vicesegretario del Psi - e Gianni De Michelis.

Il rapporto virtuoso con gli intellettuali si consolida nella Conferenza di Rimini del 1982 dedicata ai cambiamenti sociali della societa' italiana. Sociologi, politologi ed economisti conquistano la tribuna. La relazione di Claudio Martelli (che in questa occasione lancia l'idea di una ''alleanza dei meriti e dei bisogni'') propone al Psi di farsi partito rappresentativo di nuovi soggetti sociali, dai piccoli imprenditori ai professionisti, di cui la citta' di Milano e' diventata l'emblema.

Il 5 ottobre 1980, sul ''Corriere della Sera'', compare un'intervista di Maurizio Costanzo a Licio Gelli, definito nel sommario: ''Capo indiscusso della piu' segreta e potente loggia massonica''.

Il 17 marzo 1981, indagando sul rapimento del banchiere Michele Sindona, i giudici entrano in possesso dell'elenco di 962 affiliati alla P2: sono personaggi della finanza, dello spettacolo, dell'imprenditoria, delle forze armate, dei servizi segreti e della politica. La lista e' resa pubblica il 20 maggio. Nei mesi successivi divampa lo scandalo che vede protagonisti Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano (rinvenuto successivamente impiccato a Londra, sotto il Blackfriars Bridge), e Michele Sindona (avvelenato nel carcere di Voghera nel marzo 1986). Questi episodi minano il governo presieduto dal repubblicano Giovanni Spadolini (succeduto al dimissionario esponente Dc Arnaldo Forlani) .

Il Psi esce dal governo e nuove elezioni politiche si svolgono il 26 e 27 giugno 1983. La Dc perde il 5,4% dei voti. Il Psi si attesta all'11,4.

Il 4 agosto 1983 Craxi forma il suo primo governo sostenuto da una maggioranza di pentapartito: Dc, Psi, Psdi.

Vicepresidente e' il democristiano Arnaldo Forlani. Craxi nomina come suo principale collaboratore Giuliano Amato, il ''dottor Sottile''. Le prime scelte ribadiscono la contrapposizione con il Pci: via libera ai missili Cruise su territorio italiano voluti dagli Stati Uniti del presidente Ronald Reagan in contrapposizione a quelli sovietici installati nell'Est europeo e avvio dell'abolizione della scala mobile.

Del programma fa parte anche il lancio di una ''grande riforma'' istituzionale che rimane tuttavia ''un inutile abbaiare alla luna'', come riconobbe in seguito lo stesso Craxi.

Il 1984, con il Congresso di Verona, segna il trionfo di Craxi. E' confermato segretario per acclamazione. Nella platea del Congresso spiccano nomi dello spettacolo e del made in Italy. Un episodio turba l'apoteosi craxiana di quei giorni a Verona. Berlinguer e' fischiato ripetutamente, mentre prende posto in platea tra le delegazioni dei partiti.

''Non ho fischiato Berlinguer solo perche' non lo so fare'', dice Craxi nel corso del suo intervento.

Il 20 ottobre 1984 e' approvato dal Consiglio dei ministri il ''decreto Berlusconi'', varato dopo la decisione dei pretori di Torino, Roma e Pescara, per sentenza della Corte costituzionale, di oscurare i canali televisivi della Fininvest che trasmettevano a livello nazionale con lo stratagemma delle cassette inviate alle tv locali. Il decreto stabilisce la legalita' delle trasmissioni e viene approvato dal Parlamento con il voto di fiducia malgrado il malessere di alcune componenti della Dc.

Il 9 e 10 giugno 1985 gli italiani sono chiamati a decidere in un referendum promosso dal Pci (Berlinguer era morto l'11 giugno 1984) se abrogare o meno la scala mobile come aveva deciso il governo Craxi: i si' sono il 45,70%, i no il 53,30. Il premier socialista vince la sua battaglia.

Il 1985 e' anche l'anno del ''caso Sigonella'', non solo della scomparsa della falce e il martello dal simbolo del Psi, sostituiti con un garofano. Nella nottata tra il 10 e l'11 ottobre c'e' un braccio di ferro in politica estera nei confronti di Washington, quando Craxi impedisce a forze statunitensi di impadronirsi nella base di Sigonella in Sicilia dell'aereo egiziano li' dirottato, con a bordo i palestinesi che avevano sequestrato la nave Achille Lauro e ucciso Leon Klinghoffer, un disabile di nazionalita' statunitense e di religione ebraica. Il premier coglie l'occasione per ribadire la sua solidarieta' a Yasser Arafat e ai palestinesi. E' l'unico episodio del governo presieduto da Craxi che riceve il plauso del Pci.

Craxi resta a Palazzo Chigi fino al 17 aprile 1987. Un accordo denominato ''della staffetta'' vorrebbe che Craxi lasciasse il ruolo di premier ad un esponente democristiano ma invece si va a elezioni anticipate che logorano il rapporto Dc-Psi.. I democristiani non hanno piu' intenzione di affidare a un socialista Palazzo Chigi.

Dopo le elezioni e' il democristiano Giovanni Goria a guidare il governo. Il Psi ottiene pero' il suo miglior risultato elettorale dal 1958: 14,27% alla Camera, 10,91 al Senato.

Nel novembre del 1989 crolla il Muro di Berlino. Craxi pensa di avere a portata di mano la definitiva vittoria nella competizione con il Pci. Per questo, lancia il progetto di ''unita' socialista'' e fa scrivere quelle due parole nel nuovo simbolo del Psi. Achille Occhetto, diventato segretario del Pci, replica con la ''svolta'': avvia la trasformazione del Pci in Pds e lancia, con Mariotto Segni, il referendum per abolire la preferenza plurima contro la corruzione della vita politica (Craxi, quando si tratta di votare su quel quesito nel 1991, invita gli italiani ad ''andare al mare'').

L'offerta da parte di Craxi di una confluenza nel Psi non e' accolta dal nuovo Pds. E Craxi replica opponendosi inizialmente alla richiesta del Pds di entrare a far parte dell'Internazionale socialista. Da' il suo via libera solo su pressione del tedesco Willy Brandt e di altri leader socialdemocratici europei.

Il 17 febbraio 1992 a Milano e' arrestato Mario Chiesa, dirigente socialista e presidente del Pio Albergo Trivulzio.

Craxi pensa di poter archiviare il caso, definendolo - in una Tribuna politica in tv - ''l'episodio isolato di un mariuolo''. Il leader socialista sottovaluta l'inchiesta giudiziaria che sta per abbattersi sul Psi. Inizia infatti Mani pulite che fa di Craxi il bersaglio di alcuni avvisi di garanzia per ''finanziamenti illeciti'' al Psi: si tratta di tangenti pagate da industriali, uomini d'affari e industrie pubbliche. Sull'onda di Tangentopoli si va alle elezioni anticipate del 5 e 6 aprile 1992. Secco ridimensionamento della Dc (29,7% con un meno 4,6). Flessione del Psi (13,6), del Pds (16,1) e di Rifondazione (5,6). Exploit della Lega nord (8,7). E' un vero e proprio terremoto politico.

Il 28 aprile 1992, come prima conseguenza della tornata elettorale, Francesco Cossiga anticipa l'abbandono della carica di presidente della Repubblica (verra' sostituito da Oscar Luigi Scalfaro). Il ''picconatore'' - come e' chiamato in quel periodo per le sue esternazioni - definisce ''armata Brancaleone'' la maggioranza parlamentare uscita dalle urne che forma il governo quadripartito Dc-Psi-Psdi-Pli presieduto dal socialista Giuliano Amato. Intanto proseguono le inchieste giudiziarie del Tribunale di Milano su corruzione politica e tangenti che colpiscono soprattutto Dc e Psi. La legislatura iniziata nel 1992 dura solo due anni ed e' conclusa da un governo tecnico presieduto da Carlo Azeglio Ciampi.

Craxi si dimette da segretario del Psi l'11 febbrario 1993, dopo quasi sedici anni di potere assoluto nel partito e altrettanti di protagonismo nella vita politica e pubblica italiana. Quando la Camera, il 29 aprile 1993, discute l'autorizzazione a procedere contro di lui chiesta dai giudici di Milano, pronuncia un famoso discorso in cui sostiene che tutti i partiti sono finanziati in modo illecito. L'Assemblea di Montecitorio concede l'autorizzazione a procedere solo per alcuni degli episodi contestati. Craxi viene aggredito il giorno dopo con lancio di monetine e fischi dalla folla che lo aspetta davanti all'Hotel Raphael, la sua tradizionale residenza romana.

Nel corso dei mesi successivi, Craxi e' interrogato in tribunale dal pm Antonio Di Pietro per il processo sulle tangenti Enimont. Con la fine anticipata della legislatura e l'abolizione dell'autorizzazione a procedere per i parlamentari, iniziano a circolare voci incontrollate su un possibile arresto di Craxi. Lui lascia l'Italia il 5 maggio 1994 e si rifugia nella sua villa ad Hammamet, in Tunisia.

Isolato, minato nel fisico da una grave forma di diabete, definito ''latitante'' dai giudici di Milano e dai nemici politici, conduce le ultime battaglie politiche a colpi di fax e dossier. Rifiuta di farsi processare in Italia. Non ci sta a essere considerato come unico capo di un partito di disonesti. Nelle elezioni anticipate del marzo 1994 sono intanto entrati in campo Silvio Berlusconi e Forza Italia. Il Psi ottiene solo il 2,1%.

Craxi muore il 19 gennaio 2000. I funerali si svolgono nella Cattedrale di Tunisi. Premier e' Massimo D'Alema che offre il rito dei ''funerali di Stato''. La famiglia dell'ex premier rifiuta. A Tunisi, durante le esequie, Lamberto Dini, ministro degli Esteri, e Marco Minniti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, rappresentano il governo italiano.

Craxi fu condannato in via definitiva a 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sai, a 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito. Negli altri processi e' stata pronunciata sentenza di estinzione per decesso dell'imputato.

gar/cam/rob
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Vecchio 02-02-10, 23:27   #25 (permalink)
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Craxi/ Vendola: Non l'unico a essere toccato da questione morale
"Capri espiatori non ci fanno andare alla radice del problema"
postato 2 giorni fa da APCOM
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Roma, 31 gen. (Apcom) - Bettino Craxi non è stata l'unica personalità politica a venire investita dalla questione morale. Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, intervistato a 'In 1/2 ora' su Raitre. "La questione morale, quando si nutre di capri espiatori - ha spiegato - non ci consente di andare alla radice della questione della moralità nella vita pubblica".

Secondo Vendola "il craxismo non è il solo fenomeno politico ad avere incrociato la questione morale, tutte le variabili della vita pubblica sono state aspramente interrogate dalla questione morale". E il leader socialista scomparso, ha ricordato ancora il governatore pugliese, va ricordato anche per altri aspetti della sua storia, come "il sentimento di indipendenza nei confronti degli Stati Uniti come si vide a Sigonella, e nei giorni del rapimento di Aldo Moro fa pendant con quell'epistolario, ragiona sula preminenza delle regioni della vita umana".
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Vecchio 03-02-10, 11:15   #26 (permalink)
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compagno yure, il compagno craxi era innocente
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Sembra lo fosse pure il giudice che l'accusò. Il CSM così la pensò.
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Vecchio 08-02-10, 23:55   #27 (permalink)
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ANNIVERSARI: NENNI E CRAXI, COSI' SIMILI, COSI’ DIVERSI PDF Stampa E-mail
Roma, 4 febbraio ‘10 (Fuoritutto) L'inizio del nuovo anno ha offerto due importanti ricorrenze alla riflessione sulla memoria storica del socialismo italiano: quella, trentennale, della scomparsa di Pietro Nenni. Quella decennale della dipartita di Bettino Craxi. Due eventi che nel loro insieme inducono ad una riflessione, ormai di carattere storico - al di là di ogni contingenza polemica - su quella che si potrebbe definire la "scuola nenniana".
Di cui il capostipite ed il primo grande attore fu il leader romagnolo, che per oltre quarant'anni guidò il PSI; e di cui il secondo fu indubbiamente l'erede più prestigioso e più conosciuto in Italia ed all' estero. Ma alla "scuola nenniana" appartennero anche altri leader socialisti, quali gli stessi De Martino e Mancini, che sorsero e primeggiarono nella scia dell’esperienza nenniiana, rappresentandone aspetti diversi da quelli di Bettino Craxi. Perché in Nenni coesistevano due esigenze: quella fortemente indipendentistica del socialismo italiano e quella di mantenere comunque aperta una linea di dialogo e di convergenza con tutta la parte non socialista della sinistra, anche quella comunista, senza che ciò venisse a discapito dell'autonomia del partito socialista. Craxi - e questo fu suo grande merito - sviluppò l'esigenza autonomistica in senso riformista ed anche revisionistico: sia sul piano teorico,dove venne sostenuto dal lavoro di intellettuali del calibro di Bobbio e di Pellicani; sia sul piano della iniziativa politica. Ma sottovalutò, tranne che per alcuni episodi, la seconda esigenza cui Neni era sempre rimasto sensibile. Quella di mantenere aperto, anche nelle fasi di maggiore conflittualità con il PCI, un canale aperto che permettesse di creare le condizioni per le convergenze necessarie a realizzare quelle iniziative riformiste cui il PCI non avrebbe potuto sottrarsi.
Questa linea fu affermata e perseguita con successo da Nenni quando negli anni sessanta realizzò la prima esperienza di governo con la DC e rifiutò il principio della cosiddetta "delimitazione della maggioranza" per evitare una situazione " muro contro muro" tra le forze di governo e quelle di opposizione. E questa posizione permise a Nenni di realizzare importanti leggi di riforma come la nazionalizzazione dell'energia elettrica, la scuola media unica, la legge urbanistica ponte, ed una nuova politica meridionalistica di grandi infrastrutture. Sulla scia di questa geniale intuizione nenniana, nonostante il tormentato clima degli anni Settanta, si poterono realizzare grandi riforme basate su leggi socialiste, come quelle di Fortuna su divorzio e aborto, di Brodolini sullo Statuto dei Dritti dei Lavoratori, come quella sulla riforma del diritto di famiglia di Marotta, sulla riforma del sistema sanitario di Mariotti.
La linea nenniana venne interrotta - scomparso Nenni - con l'avvio degli anni Ottanta con il "preambolo Donat Cattin" assunto dalla DC per tornare all'esperienza di governo con il PSI "preambolo" che stabiliva una contrapposizione pregiudiziale tra maggioranza e l'opposizione era una.versione di quella "delimitazione della maggioranza” che Nenni aveva rifiutato con successo. Craxi l'accettò per assicurare stabilità e governabilità al paese. Ma.così facendo finì per precludersi le possibilità di tradurre il suo riformismo che risultò lucido e vincente nell'enunciazione culturale senza però trovare riscontri sul piano fattuale.A cominciare dalla Grande Riforma visto che nonostante il suo impegno rimase lettera morta, perchè sempre la DC oppose un netto rifiuto ad ogni suo tentativo.
Anche su altri due punti il leader, che sarà l'ultimo Segretario del PSI che resti nella storia, si discostò dalla lezione nenniana. Sui rapporti con Israele, innanzitutto, preferendo l'amicizia e la sintonia politica con Arafat a quella, con i socialisti di Gerusalemme, con i quali da sempre Nenni aveva avuto stretti e convinti rapporti. Ed inoltre all'immagine di un PSI che sotto la guida di Nenni aveva condotto la battaglia, contro l'articolo 7 della Costituzione che recepiva in essa il Concordato del 1929 volle un PSI protagonista del cosiddetto Secondo Concordato del 1984 che porta la sua firma. Due distinzioni che non sono cose di poco conto.
Tutto ciò non toglie nulla al ruolo storico svolto da Craxi e soprattutto alla sua figura di assertore di un riformismo moderno ed. insieme fedele alle sue origini democratiche, socialiste e libertarie. E c'è anche da pensare che avrebbe potuto anche proseguire la sua opera realizzando obiettivi riformisti che negli anni Ottanta aveva indicato come obiettivi, senza essere in grado di realizzarli, se la tragedia di Tangentopoli non ne avesse stroncato la presenza sulla scena politica, e poi la vita.
(Lan)
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Vecchio 08-02-10, 23:59   #28 (permalink)
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Cicchitto a Parma
Venerdì il presidente del Gruppo Pdl alla Camera sarà in città per la presentazione del libro "Storia di Craxi".
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03/02/2010
h.18.00

Venerdì 5 febbraio, sarà a Parma l’On. Fabrizio Cicchitto, Presidente del Gruppo PDL alla Camera dei Deputati che parteciperà all’evento organizzato dal gruppo PDL in Regione Emilia-Romagna per la presentazione del libro del giornalista e storico Ugo Finetti, “Storia di Craxi”.
L’evento si terrà al Centro congressi in via Toscana 5/a con inizio alle 18,00 e vedrà inoltre gli interventi del Vice Presidente dell’Assemblea legislativa regionale, Luigi Giuseppe villani, dell’On. Sergio Pizzolante, e del Vice Coordinatore regionale del PDL, Sen. Giampaolo Bettamio.
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Vecchio 09-02-10, 00:01   #29 (permalink)
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DALLA CINA/ I fantasmi di Mani Pulite che spaventano l’Italia e Di Pietro
Lao Xi
DALLA CINA/ I fantasmi di Mani Pulite che spaventano l?Italia e Di Pietro | Pagina 1
giovedì 4 febbraio 2010

Il passato in Italia sembra non passare mai e le recenti fotografie di Di Pietro ai tempi di "Mani Pulite" ci riportano a fare i conti oggi con il passato e riportano all'attualità i discorsi sollevati per i i dieci anni dalla morte di Craxi. In quell'occasione l’Italia ha riscoperto questo leader politico e, compatta, lo ha celebrato come un grande statista. Non si è trattato solo di un doveroso tributo a un defunto, ma a un ripensamento su una fase durissima della vita politica italiana arrivata al suo punto estremo con quella morte. Berlusconi ha partecipato alle celebrazioni in prima fila ma si è astenuto dal parlare. Di quelle vicende e di Craxi il premier è politicamente figlio.

Probabilmente non sarebbe entrato in politica se quella sinistra che espulse Craxi non avesse minacciato di farlo a pezzi economicamente. Non è un mistero che Berlusconi scelse di “scendere in campo” per difendersi visto che era considerato il frutto del regime craxiano e come tale andava “estirpato”. Se gli fosse stata offerta una tregua, un’altra via probabilmente non avrebbe scelto di entrare in politica, allora forse la sinistra avrebbe vinto le elezioni del 1994 e la storia d’Italia in questi 15 anni sarebbe stata molto diversa.

Oggi per certi versi Berlusconi si può sentire come il Craxi di inizio anni Novanta, assediato da un nugolo di attacchi. Un rapidissimo elenco: c’è la vicenda dell’avvocato Mills, la sentenza che gli impone di pagare 750 milioni di euro a De Benedetti, il suo nome affiora nelle più recenti rivelazioni dei pentiti di mafia, l’ex moglie Veronica minaccia cause per la divisione del patrimonio, ci sono fresche accuse per evasioni fiscali e altro riguardo il pagamento all’estero di diritti televisivi. Sono tutte vicende nuove, che vanno al di là della vecchia questione del conflitto di interessi, e che minacciano non solo di porre fine al suo potere ma anche a tutta la sua fortuna economica. In altre parole sembra di essere tornati agli anni Novanta quando Craxi era in fuga.

Per l’opposizione queste vicende dimostrano che Berlusconi non è interessato alla politica e al Paese, ma solo a salvare se stesso. Berlusconi è ancora più convinto che l’opposizione non vuole farlo governare, non pungola sulle decisioni politiche ma sposta tutto sulla vicenda personale.
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Vecchio 09-02-10, 00:33   #30 (permalink)
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Predefinito Rif: Craxi, a 10 anni dalla morte

nel decennale della scomparsa
Bettino Craxi, ecco le lettere inedite
a un giovane socialista partenopeo
«Il Velino» pubblica lo scambio epistolare tra lo statista e Marcello Lala: «Italietta caotica e con rimpianti»
La lettera di Craxi a Lala

La lettera di Craxi a Lala

NAPOLI - Era un giovane socialista napoletano, Marcello Lala, il destinatario di alcuni pensieri di Bettino Craxi che nel 1995 denotavano la voglia di non arrendersi e la sua profonda tristezza. «Vedo questa Italietta caotica e piena di rimpianti - scriveva Craxi al socialista partenopeo l'11 febbraio di quell'anno - inchiodato come mi trovo non so cosa posso fare».

Una serie di lettere dell'ex capo del Governo vengono rese pubbliche oggi nel decennale dalla sua scomparsa; l'agenzia di stampa «Il Velino» anticipa quelle al socialista napoletano. Nel giugno 1995 di suo pugno Craxi, da Hammamet, si scagliava contro «una falsa rivoluzione entrata nella sua fase più violenta, in cui farà tutto il possibile per raggiungere gli obiettivi che si è proposta. Non c'è una controrivoluzione se non negli animi di chi non ha perso l'intelligenza, lo spirito critico ed il coraggio. I nodi stanno venendo al pettine».

Nelle lettere il leader socialista torna spesso sugli argomenti riportati dai giornali dell'epoca, continuando a chiamare «falsa rivoluzione» la caduta della prima repubblica. Nel settembre dello stesso anno dice: «La falsa rivoluzione continua, con le oppressioni e le violenze di cui ha bisogno per sopravvivere. Verrà un momento in cui dovrà renderne conto. Credo - scrive Bettino Craxi - che bisogna preparasi a fare qualcosa che dia il segno di una volontà, un filo di resistenza, ma anche di reazione». L'ex premier continua a spronare i suoi dalla residenza tunisina. Nel 1996 in una lettera scritta di getto attacca: «di fronte a questo golpismo strisciante che continua, mi auguro che si formi una qualche resistenza. Non c'è paese civile e democratico in cui il potere giudiziario abbia agito in modo così violento e politicamente strumentale».

Il leader socialista appare quasi rassegnato quando ricorda: «purtroppo si sono contate un numero infinito di slealtà e viltà, io faccio quello che posso per difendermi e certo non mi piegherò a questa violenza. Datemi notizie». Ancora all'alba del 1997, Bettino Craxi nutre la speranza che vi fossero risvolti positivi di una vicenda controversa come la sua: «Il '97 si presenta carico di incognite qualcuna ne sono certo, si risolverà positivamente. Seguo quanto fate e cercherò di esservi utile». Tre anni dopo morirà ad Hammamet.


18 gennaio 2010
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