Sarah Palin regola i conti con l’ex amico John McCain
di Roberto Fabbri
il Giornale, 17 novembre 2008
Sarah Palin, l’aspirante coscienza conservatrice del partito repubblicano, torna sulla scena. E lo fa da par suo: col botto. La protagonista della spettacolare ma perdente battaglia per la vicepresidenza degli Stati Uniti di un anno fa si ripresenta agli americani nei panni di autrice di un libro il cui titolo è tutto un programma: «Diventare una canaglia» (in inglese «Going Rogue»). Un libro che non è ancora uscito ma che è già un evento. Un po’ come lei del resto, che non è mai in realtà stata altro se non la governatrice di uno Stato marginale e periferico, ma che riesce sempre a far parlare di sé e a dare alle ardenti masse dei suoi ammiratori l’impressione che sia sul punto di fare gli ultimi passi verso il trionfo.
Fonti editoriali rivelano che la Palin ha ricevuto in anticipo 5 milioni di dollari per il libro, che ha scritto a quattro mani con Lynn Vincent. «Going Rogue» verrà stampato in prima edizione nella bellezza di un milione e mezzo di copie e sebbene nessuno lo abbia ancora potuto tenere tra le mani è già un bestseller grazie alle prenotazioni.
Nel tipico stile dell’autrice, è un libro di invettive. Sarah Palin aveva molti sassolini da togliersi dalle sue scarpe a tacco alto. I più fastidiosi riguardavano certamente il periodo della campagna elettorale che doveva proiettarla sulla seconda poltrona più importante d’America, come vice di John McCain. Ed ecco puntuali le accuse al mancato numero uno della Casa Bianca, al suo staff e ai responsabili della campagna repubblicana del 2008. La «bulldog col rossetto» ringhia di essere stata obbligata a mosse che non avrebbe voluto compiere, come l’acquisto per la campagna di vestiti costosi e appariscenti, cosa che pagò con critiche a non finire; o di aver subito la linea dello staff di McCain su una serie di questioni delicate, soprattutto quella dell’annuncio della gravidanza di sua figlia, che fu fatto con una dichiarazione sbagliata che la fece infuriare.
La pittoresca outsider dell’Alaska sostiene anche che alcune delle sue famose figuracce non furono colpa sua. Per esempio, scrive che i responsabili della campagna non ebbero nulla da obiettare quando lei sostenne in alcune interviste televisive che la contiguità del suo Stato con l’estremo oriente russo le conferiva competenza in politica internazionale. E anche quando inciampò su domande banali del tipo quali giornali legge abitualmente la mattina o come si chiamano i giudici della Corte Suprema non fu assolutamente colpa della sua impreparazione, bensì della perversa volontà di certi giornalisti di «tendere delle trappole». La signora non si dà inoltre pace del fatto che durante i mesi cruciali prima delle elezioni gli strateghi repubblicani l’avessero tenuta nascosta alla stampa per evitare che facesse delle gaffe: eppure dovrebbe essere in grado di spiegarselo.
Non è tutto, anzi. Sarah Palin afferma che i responsabili della campagna di McCain si siano rifiutati di rimborsarle 50mila dollari di spese legali per il vaglio della sua candidatura, giustificandosi con il fatto che lei doveva sapere che quei soldi li avrebbe rivisti solo in caso di vittoria: una circostanza che lo staff del senatore dell’Arizona nega seccamente. Quanto al rimpianto per non aver avuto l’opportunità, come lei pretendeva, di tenere un discorso di concessione della sconfitta il 4 novembre, i consiglieri di McCain ricordano che il candidato presidenziale osservò che sarebbe stata la prima volta nella storia americana. E fanno capire che sarebbe stata anche una cattiva idea, stante la tendenza della Palin a usare linguaggi «canaglieschi».
Ce n’è dunque d’avanzo per prevedere che «Going Rogue» farà rumore. Sarah Palin sfrutterà il caso alla grande. Il 18 partirà un suo tour promozionale di tre settimane in pullman attraverso la profonda provincia americana, famiglia al seguito. Dove poi voglia arrivare con tutto questo non risulta chiaro. Probabilmente neanche a lei.
Non c'è libreria negli Stati Uniti in cui non sia arrivata copiosa una scorta di "Going Rogue: An American Life", il libro con cui Sarah Palin ha intenzione di scalare la vetta delle classifiche. L'ex governatore dell'Alaska si racconta in un volume di ben 413, mettendosi a nudo sia dal punto di vista personale che sul piano politico. Ospite allo show televisivo di Oprah Winfrey, la Palin ha detto di non avere nel suo "schermo radar le elezioni presidenziali del 2012". Al momento, ha spiegato, preferisce concentrarsi "sulle elezioni di medio-termine del 2010", sperando in un successo da scrittrice
Sarah Palin racconta nelle sue memorie, “Going Rogue: an American Life” (in America ne sono appena uscite un milione e seicentomila copie) che durante un pomeriggio soleggiato, mentre diventavano sempre più insistenti le voci sul suo divorzio dal marito, Todd le si avvicinò abbronzato e senza maglietta, sorridendole con gli occhi blu, e le prese il piccolo dalle braccia per andare a cambiargli il pannolino. Guardandolo allontanarsi (quindi si presume fissandogli il fondoschiena), lei ridacchiò fra sé e sé: “Divorziare da Todd? Dico, ma l’avete visto Todd?”. Sarah Palin questa volta ha vinto: tutti parlano male di lei e del suo libro invettiva di oltre quattrocento pagine, ma tutti lo leggono, lo comprano, lo stroncano, la intervistano, si chiedono se la Palin si candiderà nel 2012. Maureen Dowd sul New York Times si dispera ironicamente per non essere una vera americana alla Sarah, cerca nel libro cose in comune con lei: “Entrambe abbiamo letto ‘Il mago di Oz’ e ‘La fattoria degli animali’, entrambe amiamo il bacon”, il Wall Street Journal critica tutto quel rancore e gli attacchi allo staff di McCain, Cristopher Hitchens mette in guardia sui pericoli del populismo.
“La persecuzione di Sarah Palin”, hanno scritto, perché la ragazza col fucile (secondo il quasi genero, quello che poi ha posato nudo per Playgirl, Sarah non sa affatto sparare) è di nuovo dappertutto, presenterà il libro per tre settimane in giro per l’America, è già stata da Oprah Winfrey con la sua migliore pettinatura anni Ottanta e ha dedicato il libro a “tutti i patrioti che condividono il mio amore per gli Stati Uniti d’America. E particolarmente alle nostre donne e uomini in uniforme – Dio benedica la lotta per la libertà”. Sarah Palin racconta la sua infanzia, la caccia, la fede, l’amore, la famiglia, l’Alaska, la doccia. Un giorno ricevette una telefonata dal pastore Rick Warren mentre stava facendo la doccia. Lui si offrì di pregare con lei. “Ho detto certo! Preghiamo!”, scrive la Palin. E così pregò lì al telefono, ignuda, con i piedi nell’acqua e la tenda della doccia come guardaroba. “Si fa quel che si deve fare”, anche senza un asciugamano addosso. L’ex genero con aspirazioni da tronista aveva detto a Vanity Fair che Sarah non era in grado di scrivere un libro. Ora che nessuno può fare a meno di una copia delle memorie di Sarah Palin, il ragazzotto può utilmente smistare le file per gli autografi.
__________________ Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)
Usa/ Palin batte Dan Brown, il suo libro è primo in classifica
Nel primo giorno in libreria vendute 300 mila copie
La sconfitta nella corsa alle presidenziali non sembra aver minimamente fermato la carriera di Sarah Palin il cui nuovo libro autobiografico sta diventando il caso letterario dell'autunno. "Going Rogue", che significa letteralmente "giocando duro" ovvero senza peli sulla lingua come da sempre fa Palin in politica, ha venduto l'incredibile cifra di 300 mila copie nel suo primo giorno in libreria. L'ex candidata alla vicepresidenza del partito repubblicano è adesso in testa nella classifica dei libri più venduti della settimana su Amazon davanti a mostri sacri come Stephen King e Dan Brown.
Una miniera d'oro per gli editori che hanno staccato in anticipo all'ex governatrice dell'Alaska un assegno da 7 milioni di dollari per accaparrarsi i diritti sul libro. Palin ha ottenuto un accordo che le attribuisce inoltre quasi 5 dollari di incassi per ogni copia venduta. La casa editrice, Harper Collins, ha annunciato di aver mandato in stampa altre 100 mila copie, raggiungendo così un totale di 1,6 milioni di libri pubblicati che dovrebbero bastare per diverse settimane.
Più che un programma politico il libro è la sua versione dei fatti su tutte le (numerosissime) polemiche che l'hanno colpita nell'ultimo anno. Dai costosi vestiti usati in campagna elettorale, al legame con l'ex fidanzato della figlia, divenuto lui stesso una star negli ultimi mesi in America.
Sarah Palin is back. E vi dà appuntamento per il 2010. Alle elezioni di Midterm, la riscossa repubblicana. Anche se, il tempo e il luogo del vero rendezvous sono altri: White House, Pennsylvania Avenue 1600, Washington D.C, anno 2012. La campagna presidenziale. Sarah is back.
Con un libro, la sua (prima) autobiografia. E con un messaggio ben chiaro. Avessi avuto la libertà di dire tutto ciò che volevo, avrei fatto vincere a John McCain la corsa alla Casa Bianca. Lei con il suo charme (altro che change), con la sua passionalità, con le sue idee che (tanto) l’hanno fatta amare agli elettori più conservatori, quelli più attaccati ai valori tradizionali della destra americana. Lei avrebbe potuto farcela. Lei sì.
Going Rouge, an American Life, stampato per la prima tiratura in un milione e mezzo di copie, è il suo trampolino di (ri)lancio. “Vorrei avere un maggiore ruolo nella politica nazionale, se la gente mi vorrà” ha detto in una delle innumerevoli interviste di presentazione della sua opera. Sarah sa che le stelle (come lei) stanno in alto, ma poi rischiano di cadere. E che rimanere sulla breccia per i prossimi tre anni sarà molto difficile, ma non impossibile, se la gestione della sua carriera politica sarà oculata. Il libro è il primo passo.
Tutti quelli che puntano alla poltrona più alta (vero Barack?) hanno scritto un’autobiografia. Porta notorietà e soldi. Due ingredienti necessari per aumentare il proprio peso specifico. Sarah, dopo aver lasciato il suo incarico di governatore dell’Alaska (per avere la mani più libere), riparte da queste 400 pagine per rivitalizzare il (suo) personaggio. Quando venne scelta come candidato vice presidente di John McCain divenne un vero e proprio fenomeno di massa mediatico. Idolatrata dal popolo di destra, guardata con diffidenza da quello moderato e indipendente, temuta - per il suo fascino populista - dai democratici.
L’interesse nei suoi confronti è rimasto - nonostante la sconfitta dell’anno scorso - proprio perché lei è in grado di toccare le corde giuste (la pancia) di una certa America. Un feeling tanto forte che ha provocato situazioni quasi da Diva di Hollywood come quando un suo fan (politico?) ha pagato 63.500 dollari per cenare con lei. Nei mesi scorsi, quando Sarah ha capito che rimanere tra i ghiacci del profondo nord avrebbe potuto essere controproducente, ha dato le dimissioni, lasciato Anchorage per raggiungere la calda San Diego dove si è messa a scrivere le sue memorie.
Alla sua pubblicazione, i più importanti talk show televisivi nazionali hanno fatto a gara per averla ospite. Tra cui quello di Oprah Winfrey, una delle star che più di altre ha appoggiato la corsa presidenziale di Barack Obama (leggi l’articolo del NyT).
È stata proprio lei a chiedere alla Palin quali sono i suoi obiettivi futuri. “La Casa Bianca è fuori dal mio schermo radar” ha risposto. Già, ora. Ma, poi? Si vedrà. Perché, come dicevamo, Sarah pensa di essere la Persona Giusta. I capitoli del suo libro dedicati alle elezioni del 2008 sono impietosi nei confronti dello staff di John McCain. L’accusa è quella di averle impedito di esprimersi al meglio, fare passare i messaggi più efficaci. Non si tratta(va) di puro narcisismo, ma di strategia politica. Che, per pagare, avrebbe dovuto essere più radicale. Come i toni che negli ultimi mesi hanno accompagnato il dibattito politico negli Usa.
Non a caso, la Palin racconta ora di essere vicina allo spirito del Tea Party, quel movimento di cittadini contro la riforma sanitaria che ha ridato ossigeno all’opposizione contro Barack Obama.
Quella è la via giusta da seguire. Basta, dice l’ex governatore dell’Alaska, con il “politically correct” nei confronti del Presidente. Vince la clava, fa breccia l’attacco duro e diretto. Sarah is back. Ed è pronta a combattere, a mani nude. Going Rouge, verso Washington.
Michele Zurleni
Mercoledì 18 Novembre 2009
__________________ Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)
The first three stops on the Going Rogue book tour have been exhilarating!
I am humbled by the outpouring of support and have so enjoyed meeting and hearing from such great Americans in Michigan and Indiana. Our next three stops will keep us in the Heartland, and we hope that you can make it to one of our events in Cincinnati or Columbus, Ohio; or Washington, Pennsylvania.
Enjoy the pictures and go rogue with us!
Sarah Palin
__________________ Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)
che un galantuomo come Mc cain possa aver fatto queste cose non ci credo neanche se vedo.....
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Alcuni uomini vedono le cose come sono e dicono: "Perché?" Io sogno le cose come non sono mai state e dico: "Perché no?" (Robert Kennedy)
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE - Il «pastore dei presidenti» prega assieme a Sarah Palin avvalorandone l’immagine di paladina della fede evangelica che sta mettendo in subbuglio il partito repubblicano. Il pastore in questione è Billy Graham, 91 anni, carismatico leader di oltre 65 milioni di seguaci nonché consigliere spirituale di tutti i presidenti americani da Dwight Eisenhower a George W. Bush.
Accogliendola nella propria casa di Montreat, in North Carolina, Graham si è detto «colpito dal forte impegno di Sarah Palin a favore della fede, della famiglia e dell’amore per la nazione». E’ stato il primo incontro fra l’ex governatrice dell’Alaska, che fu vice di John McCain nel ticket repubblicano per la Casa Bianca nel 2008, e Graham che per l’occasione era affiancato dal figlio Franklyn considerato il suo erede spirituale. Anche Palin era accompagnata dai famigliari: i genitori Chuck e Sally, la zia Katie Johnson, la figlia Piper e il figlio Trig.
Prima la cena, preceduta dalla rituale benedizione con i commensali che si tengono per mano, e poi la preghiera serale collettiva nel focolare domestico hanno trasmesso l’immagine di una fusione spirituale fra le due famiglie destinata a consolidare il legame di Sarah Palin con la destra cristiana, tradizionale zoccolo duro del partito repubblicano. D’altra parte il tour di 31 eventi pubblici con cui l’ex governatrice sta attraversando l’America per presentare il proprio libro «Going Rogue: An America Life» sembra avvalorare una popolarità in crescita fra i conservatori.
Se da un lato ogni presentazione del volume è accompagnata da centinaia - se non migliaia - di fan in delirio dall’altra i sondaggi descrivono una moltiplicazione dei consensi - per la tv Abc è sono al 43 per cento con un balzo di 3 punti rispetto a luglio - in parallelo con l’indebolimento di Barack Obama, sceso per Gallup al 48 per cento. «Il distacco fra Obama e Palin i due si sta pericolosamente accorciando» ha scritto il «Los Angeles Times». Se a ciò si aggiunge che proprio con un «book tour» Obama gettò, fra il 2006 e il 2007, le basi per la propria candidatura alla Casa Bianca non è difficile indovinare quali possano essere i piani di Sarah, la cui popolarità si deve al fatto di incarnare valori e stili di vita in cui milioni di conservatori si riconoscono: dal porto d’armi all’opposizione all’aborto, dalle origini in un avamposto di frontiera all’essere un outsider per Washington.
E chi più teme la sua ascesa al momento sono i leader del partito repubblicano, secondo i quali l’eccesso di identificazione con la destra cristiana è destinato a nuocere in un’America dove la maggioranza degli elettori si dice moderato. Non è un caso che l’indice di negatività - che misura i pareri sfavorevoli su un leader politico - tocca nel caso di Palin ben il 50 per cento, includendo quote significative di repubblicani e indipendenti. Il partito d’altra parte sta facendo la scommessa opposta al modello-Palin, affidandosi ad un presidente come l’afroamericano Michael Steele il cui obiettivo è strappare ai democratici di Obama il sospegno di minoranze e immigrati.
Per David Brooks, columnist conservatore del «New York Times», Sarah è «un cancro fatale per i repubblicani» mentre per Peggy Noonan, ex speechwriter di Ronald Reagan che scrive per il «Wall Street Journal», si tratta di «una persona idiota, non qualificata» e Steve Schmidt, che fu lo stratega di McCain nel 2008, paventa il rischio di una «catastrofe» se dovesse vincere la nomination del 2012 per la Casa Bianca.
Ma Palin fa di tutto per vestire i panni del leader anti-partito: in occasione dell’ultima tornata elettorale a inizio novembre ha sostenuto in un distretto di New York il candidato di ultradestra Doug Hoffman contro quello repubblicano-moderato che era appoggiato da Steele, la maggioranze delle tappe del book tour sono in contee repubblicane e gran parte del suo libro è dedicato a demolire il team di McCain, accusandolo di errori strategici e sgarbi personali commessi all’unico fine di relegarla al ruolo di comparsa nella sfida per la Casa Bianca.
Facendo attenzione ai temi che Palin affronta nel «book tour» - come anche partecipando a trasmissioni popolari come il talk show tv di Oprah Winfrey - ci si accorge che limita gli affondi contro Obama allo stretto indispensabile, dedicando maggiori risorse a conquistare cuori e menti dei conservatori. A conferma che nel mirino ha il «Grand Old Party» ancora alla ricerca del dopo-Bush. Non è un caso che fra i suoi sostenitori vi sono i popolari conduttori Rush Limbaugh e Glenn Beck, convinti della necessità di rifondare i repubblicani ripartendo da «fede, famiglia e patria».
__________________ Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)
Ha venduto circa 4 volte e mezzo l'autore secondo classificato in America questa settimana,confronto "tra primo e secondo"che e' di per se gia' un record statistico da parte di Srah Palin, lo scrittore di gialli piu popolare in America anche lui alla sua prima settimana di pubblicazione.
I numeri non sono ancora chiarissimi e questa e' solo una valutazione generica e non ufficiale,ma credibile con percentuali di errore limitati e comunque le vendite superano abbondantemente il milione e mezzo nella prima settimana,piu' di qualsias altro autore-politico nella sua prima settimana.
Il libro di Obama " the audacity of hope"( coincidentalmente anche il titolo di una tele novela messicana,credo)non aveva mai raggiunto la prima posizione ,ma solo la seconda per 1 settimana.
Solo altri 3 politici-autori avevano raggiunto il numero 1,dai tempi moderni,vale a dire da quando le vendite sono professionalmente,credibilmente contate con mezi altamente scientifici tantissimi altri politici-autori di fama ,mai,i politici anche se elettoralemente vincenti, raramente vendono bene come autori :
Solo Colyn Powell,Bill Clinton e Hillary Clinton avevano raggiunto la prima posizione .
Bill Clinton e' l'unico che ci rimase per piu' di una settimana,2 settimane.
Lei ha gia' abbondantemente superato le loro vendite ,quando comparate alla prima settimana.
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Il Potere del Sole che ti spiattella le membrane, spiaccicandoti li' l'Amore.