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Originariamente Inviato da FalcoConservatore
Ben presto anche in campo repubblicano si costituì un gruppo di opposizione alle politiche di Nixon (poi Ford) e Kissinger, capeggiato da Ronald Reagan, che alle primarie del GOP del 1976 tentò inutilmente di battere il Presidente Ford. Il governatore della California riuscì comunque ad ottenere un ripensamento interno ed un sostanziale ripudio di politiche immorali di negoziato e di rinuncia.
Fra i democratici anche Jackson tentò la scalata ai Dems, ma fu superato dal candidato e futuro Presidente Jimmy Carter. I neoconservatori uscirono momentaneamente sconfitti in entrambi i partiti, ma qualcosa era cambiato: il popolo americano, che aveva percepito il declino, iniziò a pensare ad una riscossa. Dopo i quattro, disastrosi anni di Carter, che pure puntò ad una ritrovata moralità in politica estera, Reagan riprese in mano i destini dell'America.
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Plaudo all'impegno del caro amico Zaffo che introduce il fenomeno "neoconservatore" nella nostra disamina della Right America.
La sua analisi dell'operato di Nixon e Kissinger è giusta, così come la successiva critica di parte neocon. Tuttavia in questa disputa c'è un "terzo incomodo" che non è ancora saltato fuori nella discussione e mi permetto di citarlo visto che in chiusura del brano compare già la figura di Reagan.
Se Nixon-Kissinger rappresentavano la voce del moderatismo repubblicano, abbinando alla realpolitik il tradizionale isolazionismo della Old Right prebellica, ed Henry "Scoop" Jackson era la voce del "cold war liberalism", ovvero l'idealismo risoluto di Presidenti democratici quali Truman e Kennedy, esisteva in America un'altra linea di pensiero che le superava entrambe a destra. Sto parlando del nazionalismo anticomunista interpretato dalla destra repubblicana di Barry Goldwater sulla scia della visione di James Burnham e della National Review.
Mentre i moderati cercavano un equilibrio con le potenze comuniste che potesse soddisfare gli USA sul piano strategico ed economico, le altre due forze volevano vincere la Guerra Fredda senza compromessi. Ma sarebbe sbagliato confondere due linee politiche molto diverse.
Innanzitutto negli anni sessanta i neocons (che allora non si chiamavano così) rappresentavano ancora parte della sinistra. Ovvero erano idealisti convinti della superiorità morale della democrazia liberale su totalitarismi e dittature varie. La destra repubblicana invece mirava a difendere gli interessi americani e vedeva la realpolitik kissingeriana come un cedimento nei confronti dell'avversario. Fra queste posizioni il distacco era netto, in quanto i neocons avevano contatti con l'anticomunismo liberale europeo ed erano culturalmente distanti dal movimento Goldwater considerato "rozzo" e "paranoico".
Il Watergate mise in crisi i repubblicani, ma paradossalmente riportò in auge il conservatorismo nel partito. Nel movimento di Goldwater in pochi piansero per le disavventure di Nixon, mentre sul fronte democratico i Jacksoniani avevano di fronte il montante pacifismo della sinistra radicale.
Reagan, che aveva raccolto il testimone di Goldwater ed era espressione del nazionalismo risoluto di Burnham, durante la sua presidenza si contornò paradossalmente di uomini in massa estranei al conservatorismo, moderati (Schulz, Haig) o neoconservatori (Kirkpatrick) e la linea politica della sua Amministrazione fu soprattutto un mix di queste due tendenze.