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Originariamente Inviato da Eric Draven
sarebbe la fine del bipartitismo americano,non so se sia una cosa da salutare con favore... Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete Politicainrete
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Veramente in tutti i paesi con tradizione biparticica prima o poi nasce un partito "terzo" che denuncia l'appiattimento dei due partiti maggiori sulle stesse politiche.
Ma qui siamo, a mio parere, dinanzi ad un avvenimento epocale: ovvero la certificazione avvenuta che il conservatorismo americano è divenuto troppo potente per rimanere "solo" una componente (maggioritaria) del GOP, e che riguardo quest'ultimo c'è una frattura netta tra i propositi della base e quelli dell'establishment.
E' una protesta, quella della base conservatrice contro i vertici moderati dei Reps che inizia già con George Bush padre, nel 1988. I conservatori, che allora avrebbero voluto (se solo fosse stato possibile) una terza candidatura di Reagan accettarono a malincuore di seguire un uomo che non era mai stato dei loro.
Il quadrienno di Bush "The Elder" fu cotrassegnato dalle conservative wars. I conservatori "duri e puri", rappresentati dal combattivo Pat Buchanan, iniziarono una forte polemica con l'establishment moderato/neocon. Nel 1996 alcuni di loro, messi di fronte al moderato Bob Dole, o si astennero o votarono per ripicca l'indipendente Ross Perot. La divisione della destra permise ad uno sconosciuto, il democratico Bill Clinton, di catturare la Casa Bianca. Per i conservatori fu un disastro e insieme un'occasione per ripartire. Il 1994 vide l'astro nascente Newt Gingrich riportare il conservatorismo in sella al GOP. Ma fu solo un fuoco di breve durata. Il mancato impeachmente di Clinton segnò l'allontanamento di Newt e dei conservatori religiosi a vantaggio dei sempiterni moderati e dei loro alleati neoconservatori. Fu così che nel 2000, mentre questi ultimi imponevano all'elettorato repubblicano George W. Bush figlio, e i neocon giocavano la wild card del Senatore McCain, i conservatori più genuini seguirono il vecchio Pat nell'impresa disperata di correre con il Reform Party. Gran parte dell'elettorato conservatore seguì, però, il favourite son repubblicano. Esautorato da otto anni di liberalism clintoniano, preferì affidarsi al giovane Bush, con la speranza che diventasse un nuovo Reagan, piuttosto che disperdere nuovamente il voto.
Tuttavia le cose sono andate diversamente e durante la nuova Amministrazione repubblicana i conservatori hanno combattuto i neoconservatori e i moderati si sono distanziati da entrambi.
Nel 2008, mentre i paleos si riunivano attorno al candidato di bandiera Ron Paul, il ticket McCain-Pain è stato l'estremo tentativo di riunire il mondo conservatore, ma la sconfitta contro Obama ha mandato tutto all'aria esacerbando gli animi.
Oggi i moderati e i conservatori del GOP non possono essere più distanti. E se è vero che la base è quasi interamente conservative non è la stessa cosa per i vertici, i quali hanno manifestamente dichiarato di voler sterzare al centro, piegandosi al politically correct e accogliendo alcune issues tipiche del Partito democratico.
Sarah Palin, considerato l'archetipo della donna bianca e bigotta che vota per la destra, è stata emarginata come in precedenza era accaduto per il "razzista" e "antisemita" Buchanan. Solo che la Palin ha un seguito e un appeal assai superiori a quelli del vecchio Pat.
Dunque, se scissione sarà, per il GOP questa volta non sarà indolore. E forse una nuova pagina per la politica americana si aprirà. Ad ora tutte le opzioni sono possibili: vediamo che succede.