Celebrazioni in Iran, 31 anni dalla rivoluzione
Ahmadinejad: «La manifestazione conclusiva sarà una delusione per le potenze tiranniche»
TEHERAN - Le commemorazioni per il 31º anniversario della rivoluzione sono cominciate ieri in Iran nel pieno di una delle più gravi crisi politiche della Repubblica islamica. E mentre il presidente Mahmud Ahmadinejad ha affermato che la manifestazione conclusiva, l’11 febbraio, sarà una “delusione per le potenze tiranniche”, i leader dell’opposizione hanno chiamato i propri sostenitori a tornare in piazza in quella stessa data.
Le autorità hanno avvertito che non consentiranno alcuna protesta l’11 febbraio, quando Ahmadinejad terrà, come ogni anno, un discorso davanti alla folla. Ma già da alcuni giorni Mir Hossein Mussavi e Mehdi Karrubi, leader dell’opposizione, hanno fatto appello ai loro sostenitori perché scendano in piazza, pacificamente, e hanno condannato gli arresti e l’impiccagione, avvenuta il 28 gennaio, di due oppositori monarchici ventenni, accusati di avere pianificato attentati contro autorità dello Stato. Lo stesso ha fatto ieri l’ex presidente riformista Mohammad Khatami. Ahmadinejad si è recato di primo mattino con il suo governo al mausoleo dell’ayatollah Ruhollah Khomeini, a sud di Teheran, nell’anniversario del rientro in Iran della guida della rivoluzione islamica dopo 15 anni di esilio. In un discorso, il presidente ha affermato che l’11 febbraio, quando lui stesso parlerà in piazza, «la Nazione entrerà in massa sulla scena per deludere completamente il campo delle potenze tiranniche e dei nemici dell’Umanità». Le autorità hanno più volte accusato le potenze occidentali di avere pianificato le proteste cominciate con la rielezione di Ahmadinejad alla presidenza, il 12 giugno dell’anno scorso, e hanno bollato i capi dell’opposizione come “mercenari” al soldo degli stranieri. Il nipote ed erede del fondatore della Repubblica islamica, Hassan Khomeini, nel quale molti vedono un simpatizzante dell’opposizione ad Ahmadinejad, ha accolto il presidente al mausoleo del nonno e ha pregato con lui. Ma il sito di Mussavi, Kaleme, scrive che quando Ahmadinejad ha cominciato il suo discorso, è uscito e si è recato ad esprimere la sua solidarietà alla famiglia di un collaboratore imprigionato dello stesso Mussavi, Ali Reza Beheshti, figlio del defunto ayatollah Mohammad Beheshti, che fu tra i leader della rivoluzione. Intanto il capo della magistratura iraniana, ayatollah Sadeq Larijani, pur difendendo la decisione di impiccare i primi due oppositori, ha invitato oggi i giudici a resistere alle pressioni politiche di ambienti ultraconservatori perché vengano emesse in fretta nuove sentenze capitali. «La misura per i magistrati nel trattare questi casi è solo l’autorità della legge», ha affermato Larijani.
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