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Eurasiatisti Sovranità continentale, fuori dalle usuali categorie politiche

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Vecchio 04-02-10, 12:20   #41 (permalink)
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Data Reg: 14 Jul 2009
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Predefinito Rif: Il messaggio di Berlusconi al museo dell'olocausto

E, purtroppo, anche questo:

Stesse idee di Stati Uniti e Francia sul programma nucleare di Teheran.
Per il segretario alla Difesa Usa, Gates l’Iran va verso “severe sanzioni” imposte dagli Usa e da altre potenze occidentali, riguardo il suo programma nucleare.
Parole che vengono subito dopo le minacce di Obama ai leader iraniani di “gravi conseguenze”, se questi non avessero fermato la corsa alle armi nucleari.
Mentre la Francia,dice il premier Francois Fillon, chiederà una “risoluzione” Onu con “severe sanzioni” all’Iran.

Iran, Usa e Francia: servono sanzioni severe | Expoitalyonline
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Vecchio 04-02-10, 12:21   #42 (permalink)
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Predefinito Rif: Il messaggio di Berlusconi al museo dell'olocausto

E logicamente la reazione, durissima, di Teheran :


Nel giorno in cui il premier Silvio Berlusconi rivolge uno storico discorso ai deputati della Knesset, il parlamento israeliano, arriva da Teheran la dura reazione alle parole del presidente del Consiglio, che aveva esortato la comunità internazionale ad «aiutare e sostenere l’opposizione» in Iran, invocando «forti sanzioni» per impedire agli ayatollah di dotarsi dell’arma nucleare. Le parole di Berlusconi rappresentano «una aperta interferenza negli affari interni di un Paese indipendente», tuona il portavoce della commissione Esteri del parlamento iraniano Kazem Jalali. «Sono dichiarazioni - ha detto il portavoce - che non potranno aiutare a risolvere i problemi, ma al contrario li renderanno più complicati». La preoccupazione per la minaccia nucleare iraniana ha dominato la visita di Berlusconi in Israele durata tre giorni.
Sullo sfondo, ovviamente, anche le relazioni commerciali ed economiche tra Roma e Teheran. Il premier, Silvio Berlusconi, ed il ministro degli Esteri, Franco Frattini, avevano ribadito a più riprese nel corso della loro visita in Israele che Eni aveva congelato i propri investimenti nel Paese. Ieri è arrivata la presa di posizione di Teheran: Seifollah Jashnsaz, direttore della compagnia Statale petrolifera iraniana, ha spiegato all’agenzia di stampa nazionale Irna che «continuano le trattative con Eni per lo sviluppo della terza fase del giacimento di Darkhovin. Il gruppo non si è ritirato dal progetto». A chiarire il campo, arriva il commento di Eni, che sottolinea di avere «in corso lo sfruttamento di due campi petroliferi in Iran in base a contratti del 2000 e 2001. Non sono stati stipulati nuovi contratti». Il gruppo italiano è presente in Iran sin dal 1957, quando venne costituita una società paritetica tra l’Agip e la National Iranian Oil Company (Nioc) denominata Société Irano-Italienne des Petroles (Sirip). Nel 1979 tutte le partecipazioni detenute da società straniere nell’upstream furono nazionalizzate ed Eni ha ripreso le attività upstream in Iran nel 1998, partecipando ad una joint venture che è attualmente impegnata nei progetti di sviluppo dei campi di Darkhovin e Dorood e nel progetto offshore South Pars Gas Field. Eni ha prodotto circa 28.000 barili di greggio al giorno in Iran nel corso del 2008, che potevano aumentare ulteriormente con lo sviluppo di Darkhovin.
Da tempo però Eni sembra aver abbandonato le idee di crescita in Iran. L’annuncio ufficiale di voler congelare i propri investimenti risale al 2008, quando nello stesso giorno la francese Total e il gruppo italiano decisero di tenersi lontani da una zona politicamente «a rischio». «Se rimanessimo in Iran, ci direbbero che Total è pronta a tutto per i soldi», giustificò la decisione l’amministratore delegato del gruppo francese Christophe De Margerie. E subito gli fece eco Paolo Scaroni: il numero uno di Eni spiegò che «in Iran il gruppo rispetterà i contratti già in essere, ma non ne firmerà di nuovi. Total ha deciso di non firmare un nuovo contratto. Lo faremo anche noi».


«I rapporti con Roma saranno più complicati» - Interni - ilGiornale.it del 04-02-2010
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Vecchio 04-02-10, 12:33   #43 (permalink)
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Predefinito Rif: Il messaggio di Berlusconi al museo dell'olocausto

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Via boys, non ci giriamo troppo intorno.
Le dichiarazioni sono inequivocabili.
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Assolutamente d'accordo con te!


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«Credo di essere l'italiano vivente che ha messo a dimora più alberi» ha scherzato il premier, sottolineando però che si tratta di «una cerimonia piena di significato» -. Sono l'unico italiano a fare collezione di ulivi antichi, in Sardegna ho almeno 20 ulivi che hanno più di mille anni, con la certificazione dell'Università di Gerusalemme, che ne ha duemila. Io, scherzando, dico qualche volta ai miei ospiti che vengono direttamente dall'orto Getsemani e che il segno visibile su un tronco è un segno lasciato dal ginocchio di Gesù».
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Una cazzata assoluta! Neanche nelle visite ufficiali riesce a non spararne!
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Vecchio 04-02-10, 18:53   #44 (permalink)
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Predefinito Rif: Il messaggio di Berlusconi al museo dell'olocausto

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Non c'è nessuna sfida a suon di agenzie.

C'è semplicemente la dimostrazione che nessuno grida allo "scandalo" o al "tradimento".
Berlusconi è questo. Nulla più nulla meno.
La politica vera non si fa con le dichiarazioni protocollari, con la demagogia, cone le sparate. Nemmeno con le dichiarazioni d'agenzia.
La politica si fa con gli interessi (economici, di potenza, ecc).
Berlusconi, in questo, ha un piccolo pregio: non mette i bastoni fra le ruote all'ENI. E nell'Italia di oggi non è poco.
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Giusto, anche se talvolta perplime la leggerezza con cui gestisce i discorsi in politica estera.

Mu'awiya ibn Abi Sufyan
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Vecchio 04-02-10, 20:41   #45 (permalink)
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Predefinito Rif: Il messaggio di Berlusconi al museo dell'olocausto

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Giusto, anche se talvolta perplime la leggerezza con cui gestisce i discorsi in politica estera.

Mu'awiya ibn Abi Sufyan
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Senza dubbio. Ma Berlusconi è troppo leggero in molti suoi discorsi.

Comunque benvenuto!
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"Un po' di stalinismo metodologico avrebbe reso il Fascismo la dottrina più formidabile della storia nelle realizzazioni assolute"
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Vecchio 04-02-10, 20:43   #46 (permalink)
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Predefinito Rif: Il messaggio di Berlusconi al museo dell'olocausto

Berlusconi: un "non" statista piccolo piccolo
di Gianni Petrosillo
Fonte: http://conflittiest rategie.splinder .com/post/ 22178153# more-22178153

Berlusconi è ancora un leader piccino piccino, un politico per caso e per necessità, un Premier che, pur sentendosi uno statista, riesce, a malapena, a stare dietro all'incantato strimpellatore Apicella. Il tycoon di Arcore si è ricavato un posto al festival della musica napoletana. Nulla di più.
Mi sono ammattito? Proprio io che fino a ieri ho scritto di Berlusconi uomo della speranza nazionale e facilitatore dei rapporti privilegiati con le potenze emergenti-riemergen ti ad Est, in Medio-Oriente, in Africa; martello pneumatico contro i bastioni dei “salotti buoni” economico-finanziar i-industriali dissipatori di risorse statali; argine salvifico contro l'avanzamento di una sinistra servile e moralista che avrebbe fatto strame dello Stato, più di quanto non sia accaduto, se solo gli fosse riuscito il “colpetto” elettorale del '94?
A chi ci accusava di filo-berlusconismo serviamo questa lezione di realismo politico su un piatto freddo di mesi e di anni, stracolmo di calunnie e critiche come maccheroni indigesti mai ordinati. In primo luogo, siamo stati noi a parlare di “determinanti oggettive” dei processi storici e di agenti “agiti” dalle condizioni epocali, anche in discordanza con le loro intenzioni “coscienti”. Berlusconi, per un tratto, ha interpretato questo zeitgeist che, casualmente, coincideva con i suoi piccoli interessi di “retrobottega”. In linguaggio teorico così La Grassa definiva la questione in un suo saggio:

“Sarà necessario continuare e accentuare in futuro l’analisi dei vari aspetti della crisi-sviluppo- trasformazione sociale con maggior attenzione all’intreccio (che è temporale come spaziale) tra le diverse sfere d’attività in cui si muovono i vari agenti delle formazioni capitalistiche; dando sempre la priorità logica all’“oggettività strutturale” di queste ultime, che orienta i portatori soggettivi, la cui azione in condizioni date (sempre indagate a mezzo di ipotesi) non va comunque mai trascurata. I giocatori giocano le partite immettendovi le loro competenze e capacità particolari (individuali) ; alla fin fine, essi giocano un dato gioco caratterizzato da andamenti probabilistici eppur cogenti entro un determinato alveo di scorrimento, che si rende noto soltanto ex post: noto, non però immediatamente conosciuto – se si afferra la differenza – poiché anche la conoscenza del già trascorso richiede in ogni caso la formulazione di ipotesi di interpretazione storica, che mutano d’epoca in epoca e mai devono irrigidirsi in dogmi intoccabili ponendosi così “fuori gioco”.

Ed ancora:

“...E speciale attenzione ai settori – economici, politici, culturali – che possano eventualmente favorire una maggiore autonomia del paese (e dell’area della formazione mondiale) in cui siamo situati. Settori che francamente mi sembrano oggi assai deboli, pressoché invisibili; non per questo, però, dobbiamo smettere di “cercarli” poiché ci comportiamo pur sempre da portatori soggettivi, che si assumono la responsabilità di andare anche controcorrente con tutti i possibili rischi di fallimento”.

Ed infatti, non smettiamo mai di cercare barlumi di mutamento e se una strada non è più percorribile sappiamo tornare indietro per prenderne un'altra, scrutando all'orizzonte ogni possibile sbocco storico a quest'epoca di sbandamento.
Il Presidente del Consiglio, a causa dei suoi guai giudiziari e dei tentativi di annichilirlo politicamente, messi in atto dai peggiori poteri costituiti nostrani, avrebbe potuto, anche transeutemente, fungere da catalizzatore per forze nuove e meno succubi agli equilibri, in dissesto, dell'ordine mondiale americano. Le sue ultime affermazioni in Is raele sull'Iran ci dicono che non è così.

A noi dell'uomo (non è un errore di battitura ho scritto proprio la “u” in carattere minimo) e del personaggio pubblico Berlusconi non importa un fico secco, non dobbiamo farci eleggere in nessuna carica istituzionale e non abbiamo bisogno di prebende di qualsivoglia specie.

Veniamo dunque ai fatti perchè in questo blog si può parlare sempre liberamente ed in piena coerenza con le nostre concezioni teoriche. Che Berlusconi sia un politico di infima caratura lo dimostrano le sue dichiarazioni alla Knesset, il parlamento israeliano, dove il Presidente del Consiglio ha fatto una pessima figura rivelando di non avere propriamente recepito il senso delle svolte storiche, il flusso degli eventi internazionali e quello dei cambiamenti epocali in atto sullo scacchiere geopolitico mondiale.
Si è persa un'occasione per manifestare alla comunità globale che l'Italia non è più una provincia ossequiosa dell'impero dello zio Sam e del suo giannizzero mediorientale armato fino ai denti (quest'ultimo definito dal Cavaliere, a torto e in dispregio della verità, una grande democrazia). Se Israele fosse stato davvero uno Stato democratico e se il termine democrazia avesse ancora un legame etimologico col suo significato più remoto (governo del popolo), non rappresenterebbe il paese più odiato del Medio-Oriente e non sarebbe nelle mani di una cricca sionista di chierici esaltati che con una mano si aggancia ai valori dell'Occidente e con l'altra occupa i territori altrui distribuendo morte e distruzione. Quando “addirittura&r dquo; i legittimi abitanti di quelle terre ardiscono all'intenzione (e solo all'intenzione, perché pietre e razzi Qassam non rappresentano una reazione) della difesa patriottica, la risposta dei sionisti è talmente sproporzionata (si pensi all'uso di ADM) che l'ONU, a malincuore, deve pure emettere delle risoluzioni di condanna. Di queste ce n'è ormai una caterva ma la fantomatica Comunità Internazionale fa orecchie da mercante.
Berlusconi, sviscerando peraltro un'acuta ignoranza in materia, parla di dilagante antisemitismo (ma i palestinesi non sono semiti?) e di ideale sionista. Se quello sionista è un ideale lo è esclusivamente in negativo come sinonimo di razzismo antiarabo, di colonizzazione criminale e di sterminio scientifico perpetrato ai danni di tutti i “non ebrei” dell'area. Su questi elementi si fonda Israele, altro che libertà, sovranità popolare ed ingresso in Europa.
Quanto poi alle affermazioni sull'Iran stendiamo un “lenzuolo” pietoso. Innanzitutto, per le ingerenze negli affari di un Paese fiero e indipendente che viene quotidianamente provocato e insidiato con le sanzioni economiche e con i tentativi di far esplodere al suo interno una guerra civile “colorata”. (Berlusconi si è lamentato ma non ha imparato nulla dalle esperienze italiane dove la marea viola si muove con le stesse intenzioni).
In secondo battuta, perché definire l'Iran una minaccia internazionale - laddove questa nazione non ci ha mai colpito direttamente, né con le parole né con i fatti (mentre, al contrario, abbiamo finora “allegramente” ed “estensivamente” commerciato con essa senza troppo scandalizzarci dei suoi assetti statali confessionali) - vuol dire aderire, al pari di servi anacronistici, ad una campagna d'odio lanciata dagli Usa per ragioni prettamente geopolitiche e di preservazione della propria egemonia mondiale.
Infine, noi siamo italiani ed è già un compito arduo, figurarsi se dobbiamo ora preoccuparci di sentirci tutti israeliani, cioè legati, nel sangue, nei nervi e nelle aspirazioni, ai prepotenti sicari degli statunitensi in Medio-Oriente.
No, Monsieur le Président, noi siamo italiani e tali restiamo, in saecula saeculorum!

Commento di G. La Grassa

Metto qui provvisoriamente, e in attesa di consulto con gli altri amici, una prima netta condanna della posizione assunta da Berlusconi contro l'Iran. Non si tratta solo di bieco servilismo, ma della solita stupidità ("indotta" dagli americani) circa ogni personaggio sgradito alla potenza con mire imperiali - Milosevic, Saddam ecc. e oggi Ahmadinejad - indicato come novello Hitler. Affermazioni del genere implicano far strame della storia e fingere di non vedere la differenza tra una delle prime potenze mondiali dagli ultimi tre decenni dell'800 fino al 1945 - una nazione che ha messo a ferro e fuoco mezzo mondo - e modesti paesi appena usciti, si e no, dal Terzo mondo. A parte questa dimostrazione di idiozia, resta lo schieramento "a schiena piegata in due" con gli Usa e i loro sicari israeliani. E si dichiara anche che deve essere appoggiata l'opposizione iraniana, cioè la "rivoluzione colorata" comandata dagli Usa e che lo stesso Mussavi ammette essere già fallita. Simili dichiarazioni berlusconiane annullano quelle rese a suo tempo contro la Georgia. Vedremo fin dove l'"amico Putin" seguirà il nostro "mobile come piuma al vento" (americo-sionista) . Sappiamo perché Berlusconi agisce così: è iniziato lo spostamento di rapporti di forza all'interno dei "poteri forti" finanziario- industriali italiani, per cui egli sembra non temere più la "rivoluzione viola", anche perché qualcuno comincia a tirare fuori documenti su Di Pietro che, chissà perché, hanno dormito per un tempo infinito. Non so&nb sp;se Berlusconi abbia fatto bene i suoi calcoli, comunque è chiaro che per vari motivi (su cui si deve riflettere per capirli molto meglio) ha iniziato un rapido spostamento di alleanze verso "ovest". Noi restiamo coerenti con noi stessi e quindi condanniamo la svolta berlusconiana. Però, adesso stiamo a vedere quanti "sinistri" la condanneranno negli stessi nostri termini, e quanti invece continueranno ad appoggiare l'opposizione iraniana sedicente democratica, a condannare Ahmadinejad, a criticare Putin e i cinesi (magari mostrando simpatia per il Dalai Lama), ecc. Il vero fatto è che non c'è destra o sinistra, ma gente che si azzanna per dimostrare di essere i più fidati scherani di Usa e Israele. Noi ci schieriamo "contro". E per il momento è tutto.
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Vecchio 04-02-10, 20:50   #47 (permalink)
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Senza dubbio. Ma Berlusconi è troppo leggero in molti suoi discorsi.

Comunque benvenuto!
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Certo, però Berlusconi dovrebbe capire che le relazioni internazionali sono diverse dalle campagne elettorali.

In ogni caso ti ringraziano del benvenuto.

Mu'awiya ibn Abi Sufyan
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Vecchio 04-02-10, 22:55   #48 (permalink)
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In ogni caso ti ringraziano del benvenuto.

Mu'awiya ibn Abi Sufyan
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brutto ma superdotato !
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Vecchio 05-02-10, 08:04   #49 (permalink)
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Certo, però Berlusconi dovrebbe capire che le relazioni internazionali sono diverse dalle campagne elettorali.

In ogni caso ti ringraziano del benvenuto.

Mu'awiya ibn Abi Sufyan
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Berlusconi mi sembra assai bollito, ha rilasciato delle dichiarazioni che fanno cadere le ........ braccia.
Benvenuto sul Forum!!
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Vecchio 05-02-10, 17:42   #50 (permalink)
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04.02.2010 - Berlusconi e Israele
CpEurAsia
Di Matteo Pistilli. Il Premier Berlusconi conferma la sudditanza italiana ed europea ai poteri forti.


Grande interesse ha prodotto in tutti noi il comportamento del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in visita diplomatica allo stato di Israele.

Se inizialmente, ripetendo sostanzialmente la posizione degli Stati Uniti, ha criticato la politica degli insediamenti di Israele, ma a quanto pare citando solo quelli “siriani” e cioè cancellando l’idea stessa di Palestina, ha successivamente approfondito la sua posizione ed ha confermato (se ce ne fosse stato bisogno) di essere quello che è: un politico occidentale, occidentalista, coerentemente organico allo schieramento guidato in condominio dagli Usa e da Israele.

Ha in definitiva confermato di non essere un’anomalia: sia nel senso negativo sia in quello positivo; nel primo palesando ad alleati e oppositori (interni ed esterni) di essere un vero “sionista” (cosa che a quanto pare significa essere un “democratico” visto che Israele è considerato un esempio da lor signori) e di stare in ottima compagnia fra i vari liberal-democratici atlantici, assassini o umanitari (a parole) che siano (così da coprirsi le spalle); ha poi confermato di non essere un’anomalia positiva, in relazione al suo non bloccare la politica energetica portata avanti tradizionalmente dall’Eni e dialogante con Russia e Libia. Berlusconi non ha la forza e neanche la volontà di difendere ed approfondire in questo senso la politica estera italiana: gli basta non mettere i bastoni fra le ruote, soprattutto perché ne fiuta i vantaggi commerciali ed economici.

Negli anni del cosiddetto “neoatlantismo” e della politica (energetica ma non solo) mediorientale dell’Italia, e cioè l’arco di tempo che parte dagli anni 60 ed arriva sino agli 80, il nostro paese in cambio della fedeltà occidentale nella lotta all’Unione Sovietica, riusciva ad avere mano libera appunto nel medio oriente, parteggiando per i palestinesi per esempio e, attraverso l’Eni, collaborando con i vari paesi del “terzo mondo” e producendo ottime relazioni reciproche.
Dopo il crollo dell’Urss l’Italia perse importanza, così da doversi appiattire completamente ai diktat statunitensi, ma la situazione fluida ed i cambiamenti geopolitici in atto, come il lento ritorno della Russia, hanno dato la possibilità all’Eni (non ostacolata dallo Stato) di dar vita a rapporti molto importanti ed utili per la nostra economia, come la partnership con la russa Gazprom nel futuro corridoio energetico South Stream che porterà gas all’Europa. Rapporti per nulla ben visti da Washington. In questo scenario, oltre al ritorno sulla scena del “grande gioco” anti Russo, bisogna fare i conti con l’importanza di quello mediorientale e quindi i richiami all’ordine da parte di Usa e sionisti. L’occupazione militare in Somalia, nello Yemen, senza ovviamente citare la stessa presenza di Israele stato nucleare in un mare arabo, si sommano alle evidenti minacce che da diverso tempo stanno rivolgendo alla Repubblica Iraniana e alle quali ovviamente Berluska si è accodato. In questo senso c’è pure da sottolineare come le parole del premier italiano possano essere interpretate come una presa d’atto di una guerra imminente proprio in Iran, come un suonare la ritirata per aziende e rapporti commerciali.

Ed allora ecco che Berlusconi, burattino della colonia Italia (110 basi Usa/Nato sul nostro territorio) viene chiamato a genuflettersi davanti ai padroni sionisti; a pochi giorni dalla famigerata “giornata della memoria” con la quale Israele cerca di crearsi una “norma fondamentale” per giustificare la sua ingiusta presenza; giornata della memoria di violenze legate alla seconda guerra mondiale, quando lo stato ebraico neanche esisteva! Quale cosa più evidente di una norma fondamentale a carattere globale (!) per capire il carattere “imperialista” della coalizione Usa-Israele; e ancora di più, una “grande norma” nata dalla violenza, non può che produrre un mostro di violenza mai vista al quale però ritualmente i capi di Stato succubi devono inginocchiarsi.

A meno di non essere Russia o Cina, Venezuela od Iran, Stati sovrani in grande crescita è praticamente impossibile aspettarsi che un politico italiano possa non obbedire al richiamo dei burattinai. Conferma ci viene dal contemporaneo viaggio negli Usa di Fini (che sarebbe un antagonista di Berlusconi) o del fatto che le sinistre abbiano pubblicato sui loro giornali articoli in cui dicono che sì, Berlusconi ha espresso amicizia per Israele, ma è pur sempre un amico del perfido Gheddafi e in Israele sarebbe processato(L’Unità del 3 e 4 febbraio per esempio). La diplomazia è simile al “calcio mercato”, se ne parla tanto, ma i veri affari si fanno lontano da occhi indiscreti; per quanti anni l’Italia seppur con idee diverse ha votato favorevolmente a risoluzioni Onu soltanto perché il suo voto contrario sarebbe stato inutile e invece l’appoggio agli Usa era un guadagno di posizione agli occhi del padrone (come interpretare il rifiuto di berlusconi al rapporto Goldstone?); o come non vedere lo spirito da diplomatico/piazzista di Berlusconi quando dopo essere stato alla Knesset incontra Abu Mazen dicendo una delle cose odiate dagli israeliani “vittime di Gaza come vittime della Shoah” (sebbene anche questo sia concetto politicamente corretto).

Bisogna continuare a guardare alla situazione internazionale, sperando e lavorando affinché diventi sempre più chiaro che la sovranità, per esempio nella politica energetica, è l’unico modo per fare gli interessi dell’Italia e dell’Europa (soprattutto in un momento in cui aziende e multinazionali che hanno prosperato con soldi di stato chiudono per aprire filiali negli Usa) . Non bisogna invece affrontare le questioni da tifosi, né anti né pro, ma pragmaticamente superare le parole e gli esempi grotteschi dei nostri finti governanti. Per questo auspichiamo che i rapporti fra Italia ed Iran non degenerino, ma anzi possano rinforzarsi per il benessere dei popoli italiano e iraniano; che sia fatta finalmente giustizia per i milioni di palestinesi usurpati della propria vita dai criminali sionisti, e che non ci si venga a dire che i muri innalzati non si vedono!
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