"Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engels
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Costanzo Preve, Un secolo di marxismo.Idee e ideologie
Spetta certamente al lettore dirlo, e non a me, ma mi sia egualmente
consentito dire che questi due libri presentano un profilo teorico e
filosofico personale che ritengo coerente, ed in ogni caso originale.
Esso è tuttavia (non so se purtroppo o per fortuna) talmente anomalo
nel panorama del marxismo italiano contemporaneo, e talmente estraneo
ai codici non scritti ma egualmente ferrei del “politicamente corretto
di sinistra”, da rischiare di non essere compreso né nei suoi termini
né nelle sue intenzioni. L’ostilità dei dogmatici e l’indifferenza dei
superficiali non mi spaventano, perché devono essere messe in conto. Mi
preoccupa invece un’altra cosa, e cioè che il destinatario ideale, cioè
colui che sa bene che non ci sarà nessuna vera rifondazione di un
pensiero comunista senza un bilancio critico del passato, e ne conservi
una memoria non selettiva e non manipolata (anche se ovviamente
“filtrata” attraverso categorie personali), non venga a conoscenza
oppure non percepisca la natura di quanto gli viene proposto.
Al di fuori dell’Introduzione, che però è di gran lunga il testo più
ambizioso del libro, gli altri otto saggi sono stati pubblicati (o sono
in corso di pubblicazione) dalla rivista Praxis (C.P. 43, 06034
Foligno - PG). Questa rivista però non viene distribuita nelle
librerie, ma solo consegnata per abbonamento o per distribuzione detta
“militante”. La pubblicazione in libro era dunque necessaria, tanto più
quanto più la possibile, ma non assicurata ed oggi neppure ancora
probabile, ricostruzione filosofica del marxismo passerà attraverso
persone e gruppi intellettuali estranei alla militanza attuale, di cui
a torto o a ragione percepiscono la natura di tattica senza vera
strategia, e di presenzialismo esasperato senza vera profondità di
pensiero.
La rivista Praxis unisce commento politico, informazione antimperialista e dibattito teorico.
Dovrebbe dunque essere segnalata, recensita, criticata. Ma chi crede questo è
purtroppo un ingenuo, perché crede che esista una sorta di “opinione
pubblica di sinistra” che fornisce al lettore tutte le informazioni
necessarie salvaguardando il pluralismo delle fonti e delle posizioni.
Sappiamo che non è così. L’informazione avviene mediante la tecnica del
silenzio, cioè della non-informazione. A prima vista questo è strano,
ma anche in questa follia esiste una logica. La sinistra, compresa
quella che si sente soggettivamente più lontana da Stalin, ha
introiettato dallo stalinismo il concetto di “nemico del popolo”, che
oggi non può più fortunatamente essere imprigionato ed ucciso, ma può
ancora essere “silenziato”, e condannato ad un’esistenza larvale nei
borbottii e nei pettegolezzi di cerchie ristrettissime di “addetti ai
lavori”. Segnalato è sempre e soltanto quanto fa “notizia” (anche se
meno ovviamente dello spettacolo sportivo, dello spettacolo porno ed
infine dello spettacolo della violenza e della morte in diretta),
oppure quanto può essere ideologicamente utilizzato per supportare una
certa linea politica di organizzazione.
Questi nuovi saggi di marxismo e filosofia, insieme al libro precedente e
complementare, non possono essere usati ideologicamente da nessuna
forza politica italiana di sinistra in questo periodo storico, per il
semplice fatto che essi prospettano una rifondazione radicale, e non un
semplice adattamento, sia pure variamente “nuovistico”. Per alcuni
questo è un segnale di debolezza. Per me è esattamente il contrario, un
segnale di grande forza ed autonomia. Ciò che generalmente oggi passa
per marxismo e per comunismo è a mio avviso come le automobili nel
gioco dei bambini, che in realtà non si possono muovere perché sono
immaginarie, ed allora vengono sostituite da rumori con la bocca.
Vrroom, vroom, vroom.
Il libro precedente Marxismo e Filosofia proponeva un insieme coerente di tesi
che richiamo qui brevemente. La crisi del comunismo è una crisi strategica di
prospettiva storica, e non solo una crisi politica di alleanze tattiche parlamentari.
La crisi del marxismo è una crisi strutturale di paradigma teorico, e non se ne
uscirà senza una vera crisi scientifica ed una rivoluzione scientifica,
e non solo con semplici aggiunte, recuperi ed aggiornamenti. Il
marxismo è in ultima istanza una proposta scientifica, merita questa
impegnativa parola e non la usurpa, ma non è comunque mai una scienza
come la fisica di Newton o la chimica di Lavoisier, poiché è una
scienza filosofica, perché comprende nel suo statuti l’interpretazione
dell’azione umana libera (libera in quanto si muove liberamente nei tre
ambiti del lavoro, del linguaggio e della consapevolezza anticipata
della propria finitezza, cioè della propria morte). L’etica del
marxismo non è un’etica del fanatismo, dell’ascetismo e neppure del
dovere, ma è un’etica della felicità e della solidarietà. La religione
oggi si manifesta nella esteriorizzazione della potenza della tecnica e
dell’economia, non più nel riferimento trascendente ad un Dio
monoteistico, e quindi il vecchio ateismo non coglie più la natura
della legittimazione e della giustificazione del dominio. Per quanto
riguarda l’economia politica, il marxismo non è una specie di economia
politica di “sinistra” (come i vari marxismi di tipo smithiano,
ricardiano e keynesiano), ma è un’alternativa globale all’economia
politica, perché ha un altro oggetto ed un altro metodo. A proposito di
Hegel, il principale riferimento filosofico del marxismo, non si tratta
di rovesciarlo (proposizione a mio avviso insensata), ma semplicemente
di applicare la sua logica e la sua ontologia (e cioè la sua logica
ontologica) al nuovo oggetto scientifico definito modo di produzione
sociale. Il post-moderno, infine, non è una maligna invenzione di
ideologi del capitalismo (deboli o forti che siano), ma è il pensiero
“normale” dell’epoca della produzione flessibile, della precarietà del
lavoro, del dominio della finanza e della pubblicità sulla produzione,
del virtuale e dell’iperrealista in estetica, eccetera. In quanto alla
globalizzazione, essa non è per nulla purtroppo il superamento
dell’imperialismo, ma è la forma relativamente nuova che l’imperialismo
assume oggi, in un’epoca di supremazia militare e culturale degli USA.
Ho riassunto qui brevemente i nove punti principali di Marxismo e filosofia,
per il fatto che ritengo che tutto ciò che viene scritto può anche
essere riassunto, e respingo la vuota profondità dell’inafferrabile.
Inoltre, lotto come posso contro le strategie dell’oblio, per cui
bisogna sempre ripetere cose ampiamente dette e ridette. Anche in
questo nuovo libro di saggi il lettore troverà molte ripetizioni, anche
perché l’Introduzione riassume comunque molte cose analizzate
dettagliatamente negli otto capitoli successivi. Poco male. Chi scrive
è seguace del motto repetita juvant. Gli antichi credevano
giustamente nella ripetizione. Solo il mondo pseudomoderno della
rapidissima obsolescenza merceologica, base strutturale della fine
della memoria, non lo capisce.
Per passare a
questo nuovo libro di saggi, l’Introduzione è a mio avviso il “pezzo”
più importante del libro. Dal momento che, insieme con Gunnar Myrdal,
io credo che la cosiddetta “oggettività” nelle scienze sociali non
consista nella “avalutatività” (come pensava il grande Max Weber), ma
solo nella chiara esplicitazione dei propri presupposti teorici, in
questa introduzione io esplicito sia la mia tesi sullo statuto della
conoscenza filosofica in Marx e nel marxismo (cioè purtroppo della
scelta di fondazione non-filosofica, e quindi potenzialmente
nichilistica), sia la mia proposta di periodizzazione in cinque momenti
storici successivi distinti (1875-1914, 1914-1931, 1931-1956, 1956-1991
ed infine oggi dopo il 1991). Al lettore lascio ovviamente il giudizio
critico.