Una vita violenta, finita su un litorale deserto: i piedi affondati nella sabbia, la vista annebbiata, il corpo devastato dal male. Una vita che rimane ancora oggi un enigma affascinante, come emerge da frammenti, pettegolezzi, "bugie alla polizia, reticenze in tribunale, confessioni estorte, denunce coatte, ricordi vendicativi": dall'infanzia in Lombardia, al lungo periodo di Roma, trascorso tra cortigiane, cardinali e seducenti fanciulli (che Caravaggio immortala senza nascondere le proprie inclinazioni omosessuali), dove si afferma come uno dei più grandi pittori di tutti i tempi. I suoi ultimi anni sono trionfali dal punto di vista professionale, ma disastrosi sul piano umano: bandito da Roma perché omicida, in continua fuga, imprigionato, evaso e di nuovo in fuga, finisce tragicamente i suoi giorni nell'estate del 1610 su una spiaggia dell'Argentario, solo, delirante di febbre. Si pensava alla malaria, ipotesi recentissime parlano di sifilide.
Un primo rapporto di polizia del 1597 lo cita come provocatore in una rissa scoppiata tra Annuccia Bianchini, la prostituta ritratta nella Maddalena penitente, e le sue amiche Doralice e Livia. L'anno successivo viene arrestato perché portava la spada senza licentia, et un paro de compassi. Intanto provoca scandali a ripetizione effigiando come Santa Caterina d'Alessandria la cortigiana Fillide Melandroni e ritraendo nudo come un lascivo Amore vincitore il suo aiuto, e forse amante, Cecco Boneri.
Per Lena Agnoletti, la sua favorita, immortalata in modo sensuale nella Madonna dei Pellegrini (o di Loreto) e nella Madonna dei Palafrenieri, mette a rumore tutta la città, aggredendo a colpi di spada in testa il notaio Mariano Pasqualoni, censore della donna.
Qualcuno ha scritto che "Caravaggio ama il buio. Lo utilizza in pittura, lo ricerca nella vita". E, in effetti, nella sua vita non mancano le zone oscure. Secondo il biografo Giovanni Baglione, quando arriva a Roma nel 1591, ha appena commesso un crimine. Caravaggio ha vent'anni.
A San Lorenzo in Lucina viveva la potente famiglia dei Tomassoni: dettava legge, prestava soldi, proteggeva le cortigiane. E, in una Roma divisa tra favorevoli alla Francia e favorevoli alla Spagna, i Tomassoni erano schierati col partito filo-spagnolo. Questo spiega in parte come mai questa famiglia detestasse Caravaggio: era in polemica con molti suoi colleghi per ragioni artistiche, era filo-francese, aveva rapporti stretti con alcune cortigiane, non accettava imposizioni da nessuno e, in più, doveva soldi al più giovane dei Tomassoni, l'arrogante Ranuccio.
Il 28 maggio 1606, Caravaggio e Ranuccio si danno appuntamento al campo di pallacorda, alle spalle di Palazzo Firenze. Con loro tre compagni per parte, che danno inizio a una partita al gioco più di moda in quel periodo. Ma, più che una partita, sembra un duello.
Poche ore dopo aver ucciso Ranuccio, Caravaggio, ferito, era già fuori Roma. Nella fuga era stato aiutato dal Cardinale Del Monte e dai principi Colonna. Ma l'eco del delitto fu davvero grande. Papa Paolo V emise un bando capitale contro di lui: in pratica chiunque, incontrandolo, poteva ucciderlo e riscuotere la taglia. Iniziò così una lunga fuga che portò Caravaggio a Napoli, a Malta, in Sicilia, ancora a Napoli. Poi nel 1610, quattro anni dopo la morte di Ranuccio, Caravaggio giunse a Porto Ercole dove sperava di essere raggiunto dal perdono del Papa. Ma il 18 agosto il pittore morì, a 39 anni, senza sapere che pochi giorni dopo la grazia sarebbe arrivata davvero. Troppo tardi.
Si è sempre detto che lo scontro tra Caravaggio e Ranuccio fosse stato casuale, nato da un litigio di gioco, magari reso più aspro da una scommessa. Le ricerche più recenti portano invece a ritenere che la lite avesse radici antiche. C'è per esempio chi la collega al ferimento subito da Caravaggio alcuni mesi prima. Un ferimento su cui non aveva mai voluto dare spiegazioni e che alcuni collegano ad una questione di donne. Anzi, di Madonne...
Caravaggio dipinse diverse Madonne nel corso della sua vita. Ma le dipinse a modo suo. Eclatante il caso della "Morte della Vergine", dipinto che venne rifiutato dai committenti dopo che si era venuto a sapere che Caravaggio aveva preso a modello il cadavere di una prostituta annegata nel Tevere.
La morte della Vergine, 1606
Louvre, Parigi
Un'altra celebre Madonna del Caravaggio è la cosiddetta "Madonna dei Pellegrini", dove la madre di Cristo ha i tratti di una nota cortigiana del tempo: Maddalena Antognetti, detta Lena, che viveva vicino a Campo Marzio, il regno dei Tomassoni. Nelle strade lì intorno tutti conoscevano Lena, che esercitava il mestiere più antico del mondo ed era anche la donna del pittore scandaloso, il quale - forse - cercava di sottrarla al controllo dei Tomassoni.
Madonna dei pellegrini (o Madonna di Loreto), 1603-05
S. Agostino, Roma
Caravaggio è stato forse vittima della sua epoca e dei tanti nemici che lo invidiavano per la sua genialità e per le radicali novità che ha introdotto nella pittura. Basti pensare che non disegnava le immagini, ma che erano luce e colore a costruire le forme. E come dimenticare quelle sue Sante, quelle sue Madonne così… terrestri?
Caravaggio affronta il dramma esistenziale dell'uomo senza mezzi termini: la rappresentazione della cruda realtà è il fondamento della sua pittura, una realtà che appare agli occhi dei suoi contemporanei talmente sconvolgente da essere scambiata per brutale volgarità. A forza di parlare male di lui e di dipingerlo come un pazzo, colleghi e critici del suo tempo e di epoche successive, sono riusciti perfino a nascondere la sua potenza innovatrice. Fino a quando uno dei più grandi critici italiani, Roberto Longhi, ci ha restituito tutta intera la grandezza di Caravaggio.
Narciso, 1598-99
Galleria Nazionale d'Arte Antica, Roma