Discussione: 11 tesi su Marx
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Vecchio 11-01-10, 23:47   #3 (permalink)
Matteo
Leninista
 

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Predefinito Rif: 11 tesi su Marx

1) Indubbiamente Marx ha sempre odiato i "sistemi"; probabilmente ha criticato come nessun altro la mistificazione presente nel maggiore tra i sistemisti - Hegel - in quanto la chiusura - implicita in ogni sistema, sennò che sistema sarebbe? - vanifica qualsiasi dialettica - da intendersi come processo di conservazione e superamento, perciò di novità creatrice, la quale si riduce ad un metodo assoluto (un gioco) con strutture immodificabili semplicemente da ritrovare in ogni particolarità (al contrario Marx rimane fedele alla tesi secondo cui la sintesi è tale proprio perchè sviluppa le differenze fino all'estremo, e non al contrario, le appiattisce fino ad eliderle). Tuttavia è da bocciare anche l'assolutizzazione opposta - forse Fusaro inconsapevolmente copia Adorno e la sua logica disgregatrice, non lo so - secondo cui Marx è un'anti-sistema. Marx non può essere ridotto alla teoria critica, vorrebbe dire mutilarlo del lato rivoluzionario; le sue critiche invece - pur non diventando mai sistema - trovano il loro punto di sintesi fuori della critica (ovvero dentro il circuito teoria-pratica) nella prassi comunista; è da lì che poi le critiche ripartono incessantemente in numerose spirali per nuovamente tornare a consolidarsi nell'attività pratica. Non è corretto quindi ridurlo ad un critico, pena l'esclusione del materialismo dalla teoria. Ogni comunismo è entrambe le cose, un anti-sistema ed un ricercatore della sistemazione della teoria nella prassi.
3) Trattare Marx da filosofo è uno sgarbo inaccettabile; fosse ancora vivo pronuncerebbe parole di fuoco contro questa definizione; Marx vuole qualificarsi come scienzato-totale (non i tuttologi che san tutto per non aver capito niente), ma come distruttore delle barriere tra le discipline. Trattarlo da filosofo è trattarlo da cane morto; la filosofia si realizza nella sua distruzione e Marx vede quella distruzione nel comunismo (ancora una volta la prassi) inteso come uomo sociale; nel frattempo deve comportarsi da filosofo; è scemo? No, è la stessa ragione per cui Il Capitale ha per sottotitolo Per la critica dell'economia politica. Marx sa che la dialettica per avere successo deve provenire dal di dentro, senza cercare scappatoie esterne; la critica della filosofia è ancora filosofia, la filosofia come campana a martello (come la critica dell'economia è opera economica, ultima in tal senso). Nel Capitale allora ci sono dei germi della scienza-totale, purtroppo che in pochi hanno colto perchè si limitano a vedere aspetti unilaterali; in questo senso allora - paradossalmente - Il Capitale va anche letto da filosofi, intendendo quella filosofia di transizione, che criticandosi annuncia già la sua morte (p. es. amo citare un passo del Libro III del Capitale in cui si analizzano le forme metamorfizzate del capitale-denaro, capitale-merce, capitale-produttivo come non solo in successione, ma anche simultaneamente sempre presenti. Questo passo contiene così un concetto che permette probabilmente di gettare nuova luce sul metodo per lo studio di qualsiasi sistema complesso ... se non è Scienza questa ...).
4) Che Marx non sia un leveller, è scontato (d'altronde parlare continuamente di collettivismo è sinonimo di fascismo); ma da qui a trasformarlo in un esecutore del liberalismo, mi pare comico. E' il culto della libertà, e come tutti i culti è ideologico. Ciò che Marx ha in mente come libera individualità nel comunismo è una forma assolutamente illiberale, dove è l'autoritarismo sociale a prevalere sulle singolarità, queste singolarità si fondono talmente con la società da scomparirvi, la società è tutt'uno con le individualità e coscientemente decide autonomamente di imporsi delle priorità (è tutto il contrario della democrazia come tirannia della maggioranza e delle libertà di monadi indipendenti). La libertà - come in Hegel - è coscienza della necessità, e solo la necessità totale è in grado di sviluppare la mia individualità; è la coscienza sociale che permette di introiettare necessità che stanno in mezzo agli individui; consapevolmente (mentre ora la cosa avviene ciecamente-mistificatamente) gli individui si limitano quando devono. Si scordi Fusaro un Marx teorico di quel genere di libertà che ha in mente lui (Fusaro) perchè il comunismo (essendo socialità) non può permettere che in sè prevalgano questi istinti particolari slegati dalla comunità (i comunitaristi che si scordano la Kommune?); la tendenza è verso l'integrazione totale, non verso l'atomizzazione.
6) Questa è la vulgata staliniana e che certi ci credano ancora è penoso. Mi piace citare quel "revisionista" di Walter Benjamin nelle sue Tesi di filosofia della storia. I potenti sono ben contenti di situarsi lungo il flusso di una corrente continua che dovrebbe portare gli oppressi al riscatto; questi ultimi invece sanno che sarà proprio la distruzione a renderli liberi. Completamente da rigettare è la sottotesi di Fusaro secondo cui il tempo storico sia ciò che importa a Marx; la dialettica dei modi di produzione per nessun motivo può essere considerata una successione, ma solo un "così è stato e perciò ora si parte da qui e per il futuro si aprono le 2 possibilità: comunismo o barbarie". La ricerca di Marx si colloca sempre su 2 piani: 1) analitico (cercare le condizioni che hanno reso possibile e poi reale l'attualità); 2) genetico (analizare quelle condizioni che hanno portato al reale e che porteranno al suo superamento); dentro questa combinatoria si hanno i modi di produzione, ma (pur senza arrivare ad Althusser e al suo materialismo aleatorio) si può ben dire che c'è della casualità (contingenza) perchè mai si può accettare - dal punto di vista marxiano - un determinismo assoluto (e le soggettività? le contingenze? il peso del passato?). Spiace deludere Fusaro, ma il comunismo non è necessario assolutamente, perchè come direbbero Lenin e Gramsci, il materialismo è partigiano, "tifa" per una parte, senza la vittoria della quale, la necessità rimane potenziale e infine risulterà sconfitta. Storicamente è necessario solamente che il capitalismo - dilaniato dalle proprie contraddizioni - crollerà in maniera catastrofica, Marx si perita di aggiungere: rimane da sapere per mano di chi crollerà, se per mano propria o per mano proletaria; e scusate se fa una bella differenza!
10) Parziale. La schiavitù moderna è in ultima istanza economica (come in tutte le epoche classiste) ed in più anche determinatamente (in maniera preponderante) economica; ma non solo, ed anzi ... i rapporti di proprietà sono essenziali alla vita del capitalismo, i rapporti ideologici anche, i rapporti morali anche ... Da sola nessuna infrastruttura economica si regge in piedi; apparentemente la dittatura è puramente economica (questo perchè gli operai sono educati alla normalità irrazionale del capitale), ma appena giunge la crisi, ecco la violenza politica! E' chiaro che Fusaro lo eviti come la peste, non essendo leninista non può concepire la presa del potere per mezzo di un atto POLITICO della classe stretta attorno al proprio partito; allora ecco rispuntare l'economicismo (che è sempre un gran gradualismo, non a caso Kautsky e Bernstein l'hanno teorizzato perfettamente) per giustificare l'inazione; niente di tutto questo appartiene al comunismo. Consiglio di studiarsi quel gran revisionista di Trotsky che ha sintetizzato da par suo il processo di transizione affermando esplicitamente che la dittatura del proletariato prende provvedimenti POLITICI prima che economici perchè la sussunzione del capitale al lavoro è ancora solo formale; in attesa della dominazione reale è la politica (la gestione dei mezzi di produzione e consumo) a dettare i tempi dell'avvicinamento al comunismo.
Umanismo-Libertà-Storicismo-Economicismo: non sono comunismo.

La teoria è legata alla politica come le labbra ai denti, perchè la teoria è la lotta di classe sul fronte ideologico. Occhio alle imitazioni insomma. La diarrea da comunità provoca effetti collaterali: la libertà borghese.
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