Sarah Palin is back: ora punta alla Casa Bianca
Sarah Palin is back: ora punta alla Casa Bianca - Mondo - Panorama.it
Sarah Palin is back. E vi dà appuntamento per il 2010. Alle elezioni di Midterm, la riscossa repubblicana. Anche se, il tempo e il luogo del vero rendezvous sono altri: White House, Pennsylvania Avenue 1600, Washington D.C, anno 2012. La campagna presidenziale. Sarah is back.
Con un libro, la sua (prima) autobiografia. E con un messaggio ben chiaro. Avessi avuto la libertà di dire tutto ciò che volevo, avrei fatto vincere a John McCain la corsa alla Casa Bianca. Lei con il suo charme (altro che change), con la sua passionalità, con le sue idee che (tanto)
l’hanno fatta amare agli elettori più conservatori, quelli più attaccati ai valori tradizionali della destra americana. Lei avrebbe potuto farcela. Lei sì.
Going Rouge, an American Life, stampato per la prima tiratura in un milione e mezzo di copie, è il suo trampolino di (ri)lancio. “Vorrei avere un maggiore ruolo nella politica nazionale, se la gente mi vorrà” ha detto in una delle innumerevoli interviste di presentazione della sua opera.
Sarah sa che le stelle (come lei) stanno in alto, ma poi rischiano di cadere. E che rimanere sulla breccia per i prossimi tre anni sarà molto difficile, ma non impossibile, se la gestione della sua carriera politica sarà oculata. Il libro è il primo passo.
Tutti quelli che puntano alla poltrona più alta (vero Barack?) hanno scritto un’autobiografia. Porta notorietà e soldi. Due ingredienti necessari per aumentare il proprio peso specifico. Sarah, dopo aver lasciato il suo incarico di governatore dell’Alaska (per avere la mani più libere), riparte da queste 400 pagine per rivitalizzare il (suo) personaggio. Quando venne scelta come candidato vice presidente di John McCain divenne un vero e proprio fenomeno di massa mediatico.
Idolatrata dal popolo di destra, guardata con diffidenza da quello moderato e indipendente, temuta - per il suo fascino populista - dai democratici.
L’interesse nei suoi confronti è rimasto - nonostante la sconfitta dell’anno scorso - proprio perché lei è in grado di toccare le corde giuste (la pancia) di una certa America. Un feeling tanto forte che ha provocato situazioni quasi da Diva di Hollywood come quando un suo fan (politico?) ha pagato 63.500 dollari per cenare con lei. Nei mesi scorsi, quando Sarah ha capito che rimanere tra i ghiacci del profondo nord avrebbe potuto essere controproducente, ha dato le dimissioni, lasciato Anchorage per raggiungere la calda San Diego dove si è messa a scrivere le sue memorie.
Alla sua pubblicazione, i più importanti talk show televisivi nazionali hanno fatto a gara per averla ospite. Tra cui quello di Oprah Winfrey, una delle star che più di altre ha appoggiato la corsa presidenziale di Barack Obama (leggi l’articolo del NyT).
È stata proprio lei a chiedere alla Palin quali sono i suoi obiettivi futuri.
“La Casa Bianca è fuori dal mio schermo radar” ha risposto. Già, ora. Ma, poi? Si vedrà. Perché, come dicevamo, Sarah pensa di essere la Persona Giusta. I capitoli del suo libro dedicati alle elezioni del 2008 sono impietosi nei confronti dello staff di John McCain. L’accusa è quella di averle impedito di esprimersi al meglio, fare passare i messaggi più efficaci. Non si tratta(va) di puro narcisismo, ma di strategia politica. Che, per pagare, avrebbe dovuto essere più radicale. Come i toni che negli ultimi mesi hanno accompagnato il dibattito politico negli Usa.
Non a caso,
la Palin racconta ora di essere vicina allo spirito del Tea Party, quel movimento di cittadini contro la riforma sanitaria che ha ridato ossigeno all’opposizione contro Barack Obama.
Quella è la via giusta da seguire.
Basta, dice l’ex governatore dell’Alaska, con il “politically correct” nei confronti del Presidente. Vince la clava, fa breccia l’attacco duro e diretto. Sarah is back. Ed è pronta a combattere, a mani nude. Going Rouge, verso Washington.
Michele Zurleni
Mercoledì 18 Novembre 2009