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Originariamente Inviato da Old Right
Bentornato Florian
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Ringrazio te e tutti coloro che mi hanno dato del "bentornato", ma ricordo che io son stato sempre qua, anche se come "Mr. Right".
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E' del tutto normale che la Chiesa sia a favore dei diritti dell'uomo. E questo non dal Concilio Vaticano II, ma fin dai canonisti del XIII secolo, da Guglielmo di Ockam e San Tommaso d'Aquino, e poi a seguire dalla Scuola di Salamanca (Francisco de Vitoria, Domingo de Soto e Francisco Suarez).
Il fatto è che poi i nostri odiati razionalisti e liberali moderni hanno usato i concetti elaborati da quei fecondi teologi per costruire una società senza Dio. Ma questo non vuol dire che la Chiesa abbia prodotto il liberalismo.
E' giusto e normale che la Chiesa veda in ogni persona, anche nell'immigrato, il figlio di Dio. Ed è giusto che si preoccupi dei cattolici immigrati sudamericani piuttosto che di qualche leghista rimasto, sotto sotto, comunista.
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Io non intendo entrare nelle questioni della Chiesa. Dico solo che nella mia concezione politica esiste una gerarchia che vede la Chiesa subordinata allo Stato.
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Però ti prego, non farti accecare dal politicamente scorretto, perché quest'ultimo costituisce un'ottima arma per reagire ai panegirici progressisti, ma non può divenire fonte di tentazione, viatico per la rinuncia alla carità cristiana.
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La carità è a mio avviso inscindibile dalla giustizia. E il compito di amministrare la giustizia spetta allo Stato. Inoltre, solo quando si compie del bene si può essere magnanimi, in quanto una carità disgiunta dal bene è solo un torto alla giustizia, del falso sentimentalismo.
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E' giusto, in quest'ottica, per noi conservatori, essere contrari ai matrimoni gay.
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Ok.
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Ma non è giusto essere contrari ai matrimoni di persone di razza diversa che professano la fede cattolica, anche se molti conservatori cultori dei pregiudizi diranno: mogli e buoi dei paesi tuoi.
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A mio avviso il pregiudizio "mogli e buoi dei paesi tuoi" dovrebbe essere considerato sempre valido in quanto fa perno sul mantenimento di una cultura locale, concreta, opposta a quella universalistica, astratta. In secondo luogo, ritengo che l'unità razziale venga prima di quella religiosa, in quanto chi nasce "bianco" solo successivamente diventa (eventualmente) "cattolico". Non a caso lo Stato occidentale moderno è uno Stato nazionale e non confessionale, ovvero riguarda coloro che sono nati (oggi si preferisce dire "vivono") su un determinato pezzo di terra a prescndere da quella che sia la loro inclinazione religiosa.
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Tu dici che un conservatore è tale perché ha una concezione gerarchica della società. Ed in questo sono pienamente d'accordo con te. E non credo che la Chiesa sia egualitarista.
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Io non "credo" nulla, guardo solo i fatti. E nel concreto mi sembra di poter dire che la Chiesa di oggi è sicuramente egualitarista.
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Però ricorda che San Paolo diceva che "Tutto è vostro. Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio". E la Chiesa (e non dal Concilio Vaticano II) ci testimonia che dinanzi a Dio tutti abbiamo dignità di persone.
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Ma che centra San Paolo con la dottrina del vero Stato? D'accordo, siamo tutte persone, ma a differenza di un prete il legislatore ha il dovere di privilegiare lo status delle
proprie persone a quelle altrui. E questo è il motivo per cui legislatori e preti sono spesso in disaccordo.
La Chiesa è cattolica, ovvero universale, dunque necessariamente avversa ad uno Stato nazionale che in quanto tale privilegia ciò che è particolare. Il desiderio del Vaticano, di abbracciare "tutto il mondo" - prima con con la Parola di Cristo, poi con la lingua, quindi con la cultura e infine con la politica - è il mio incubo.
Liberalismo, per me, significa pretendere di essere "cittadini del mondo", che è la traduzione sul piano laico del cristiano: "siamo tutti figli di Dio". In questo senso è incontrovertibile la tesi che vuole il cristianesimo battistrada del liberalismo ed è ragionevole supporre che entrambi conducano inevitabilmente all'utopia del socialismo libertario.
Io,
di destra, sono al contrario per una sovranità dei singoli popoli, delle singole razze, delle singole culture. Sono un anti-universalista, convinto che
il simile può essere compreso solo dal proprio simile. A renderci infatti quello che siamo è la cultura nella quale siamo allevati. La religione è un aspetto di questa cultura, ma non può a mio avviso sostituirsi ad essa. E compito di un vero Stato dovrebbe essere quello di preservare e favorire la cultura nazionale dalle ingerenze esterne. Pacificamente o, se necessario, facendo uso della forza.